Primo caso al Sud di un paziente affetto da coronavirus guarito dopo un trattamento a base di Remdesivir, farmaco antivirale che, al momento, è in sperimentazione su pazienti affetti da Covid-19 ricoverati in dodici ospedali, tra cui il Sacco di Milano e lo Spallanzani di Roma. Ma la buona notizia arriva in questo caso dal "Sant'Anna e San Sebastiano" di Caserta, dove un 39enne ricoverato in rianimazione è stato sottoposto a Remdesivir, oltre a farmaci anti-hiv e antimalarici, ed in pochi giorni è stato estubato e si è negativizzato al tampone: ci vorrà del tempo per la ripresa e le dimissioni, ma la guarigione al coronavirus è ormai avvenuta.

Lo ha spiegato a Repubblica.it il professor Paolo Maggi, direttore dell'Unità operativa complessa di Malattie infettive dell'ospedale casertano e docente dell'università Vanvitelli, che ha anche spiegato come sia importante "importante aggredire il virus subito con tutto l'armamentario farmacologico a nostra disposizione". Al nosocomio casertano ci sono anche altri pazienti attualmente trattati con il Tocilizumab. Il problema, tuttavia, è che "il Tocilizumab è prodotto in quantità limitate e sta scarseggiando, mentre il Remdesivir non è in commercio". La situazione tuttavia potrebbe cambiare a breve, sempre che i risultati positivi continuino ad arrivare. Già nei giorni scorsi si erano registrati i primi casi di pazienti guariti grazie al Remdesivir: il 17 marzo il primo guarito in Italia era stato un paziente ricoverato al Policlinico San Martino di Genova. "Tornerà presto a casa e questo ci ha fatto abbastanza esultare: il farmaco sembra funzionare. Abbiamo altri pazienti in trattamento”, aveva detto il primario della clinica di malattie infettive Matteo Bassetti, precisando che il trattamento è iniziato il 7 marzo scorso. Dieci giorni, dunque: un po' meno quelli serviti al paziente casertano.