Controllare ed eventualmente monitorare chi è arrivato in Campania dalla Cina "negli ultimi quaranta giorni", ed estendere questi controlli anche a coloro i quali "sono passati da altri scali europei ed internazionali". Questa la proposta che il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, ha proposto nelle ultime ore, scrivendo anche al presidente della regione Vincenzo De Luca affinché valuti questa possibilità. "In Campania abbiamo avuti diversi casi sospetti, nessuno accertato", ha spiegato Capasso, rieletto per la seconda volta nel 2018 a sindaco di Ottaviano a capo di una coalizione con a capo Forza Italia e cinque liste civiche, "Siamo una regione che ha continui contatti commerciali con la Cina, e la nostra attenzione, senza allarmismi, deve essere alta".

Ecco perché Capasso ha deciso di fare " una proposta al presidente Vincenzo De Luca: un tavolo tecnico con Asl, aeroporti e questura per verificare chi è arrivato in Campania dalla Cina negli ultimi 40 giorni, compresi quelli che sono passati da altri scali europei e internazionali. Non si tratta di fare allarmismo", ha aggiunto ancora Capasso, "si tratta di dare certezze e sicurezza alla gente. Senza panico ma con determinazione, affrontiamo il problema e preveniamo ogni emergenza". La comunità cinese campana è molto cresciuta negli ultimi anni: basti pensare che al 1° gennaio 2013, i cinesi residente in regione erano poco più di 8.500 mentre al 1° gennaio 2019 erano quasi 14mila. E non solo: in alcuni comuni, il loro numero è cresciuto vertiginosamente proprio in virtù dei tanti rapporti commerciali.

Basti pensare che, al 1° gennaio 2019, a San Giuseppe Vesuviano i cinesi residenti erano 1.620 mentre a Terzigno erano 1.204: numeri enormi per due piccoli centri del Vesuviano (basti pensare che tutta la città di Napoli ne vede circa 5mila), e che dunque "giustificano" un timore per il possibile arrivo di cittadini cinesi che possano, in qualche modo, portare con sé anche il coronavirus. Sebbene nelle ultime ore si stia assistendo già alla "seconda fase" del contagio, ovvero pazienti che pur senza essere stati in Cina sono comunque stati contagiati. Come confermato anche dal professor Giorgio Palù, ordinario di microbiologia e virologia all'Università di Padova, già presidente uscente delle società europea e italiana di virologia, al momento "siamo passati da una fase di importazione ad una diffusione autoctona del virus".