I sindaci di Ischia respingono al mittente le accuse di razzismo dopo la decisione di chiudere i porti in primis a lombardi, veneti e cinesi ma anche a tutti coloro che arrivassero da Lombardia e Veneto, visti i focolai d'infezione da coronavirus scoppiati nelle due regioni del nord. Decisione che, in ogni caso, il prefetto di Napoli aveva rispedito al mittente: resterà l'identificazione per chi viene dalle regioni a rischio, ma niente "porti chiusi" come invece chiedevano i sindaci. Una decisione, quella presa inizialmente dai sindaci ischitani, che aveva scatenato un mucchio di polemiche. Ma che gli stessi difendono, ricacciando anche le accuse di razzismo.

"Insieme agli altri quattro sindaci, ieri abbiamo pensato di prescrivere un atto precauzionale, in vista del contagio del coronavirus", ha spiegato Enzo Ferrandino, sindaco di Ischia, intervenuto stamane alla trasmissione "Barba&Capelli", trasmissione di Corrado Gabriele in onda su Radio CRC, "Questa ordinanza è stata annullata perché il Prefetto ha riscontrato un difetto di competenza da parte di noi sindaci. Bisogna attuare un'iniziativa che permetta di circoscrivere il virus, evitando che si espanda. Stiamo cercando di tutelare le nostre comunità, rispetto ad un rischio che obiettivamente c'è, evitando di trasformare l'isola d'Ischia come la nave da crociera lasciata in quarantena. Non stiamo fomentando nessun allarmismo", ha sottolineato ancora Ferrandino, "Secondo quelli che sono i dati, i focolai sono individuati, prevalentemente, in Lombardia e in Veneto. In quelle zone si sono attuati dei procedimenti restrittivi, come la chiusura di scuole e di università, vietate manifestazione, eccetera. Nella giornata di ieri, erano diretti dei pullman con più di 100 persone provenienti di da quelle zone. Questo non è un atto di razzismo, ma c'è bisogno, in questa fase di emergenza, di strumenti precauzionali, ed è fondamentale costruire dei cordoni di sanità".