Nell'ospedale San Paolo di Napoli ci sarebbero centinaia di tamponi per il coronavirus in attesa di essere analizzati, tra i quali quelli effettuati agli operatori sanitari, e molti di questi sarebbero accompagnati da schede incomplete. Lo ha denunciato nei giorni scorsi il sindacato Fials, con una nota diretta ai dipendenti dell'ospedale di Fuorigrotta, sottolineando i rischi conseguenti: sospetti positivi che non sanno di essere stati contagiati e che, inconsapevolmente, possono diffondere ulteriormente il virus trasmettendolo ai propri familiari e in città.

La situazione dei tamponi "accumulati", con relativo ritardo nelle diagnosi e quindi, di conseguenza, delle misure di contenimento e dell'attuazione dei protocolli, è stata affrontata anche dal presidente Vincenzo De Luca, che durante la diretta Facebook di oggi, 27 marzo, ha spiegato che si va verso una riduzione significativa dei tempi ora che i centri di analisi dei tamponi sono passati a 10, disseminati sul territorio regionale.

"Oltre all'assenza di dispositivi di protezione individuali – scrive il sindacato Fials nella nota – siamo venuti a conoscenza di fatti gravissimi che, se confermati, dovranno essere segnalati direttamente alla Procura della Repubblica. Nell'ospedale San Paolo e in alti presidi della Napoli 1 Centro mancano i tamponi e nella struttura di Fuorigrotta giacciono più di 800 tamponi ancora non esaminati e più del 30% hanno schede di accompagnamento con dati sbagliati e quindi non più riconducibili alle persone a cui appartengono i campioni. Ci sono quindi pazienti in giro che non sanno di essere positivi e tra questi anche nostri colleghi, che oltre ad essere in pericolo rischiano di contagiare altre persone e i propri cari".

Nel San Paolo c'è stata questa mattina una visita dei carabinieri del Nas; a quanto apprende Fanpage.it, non ci sarebbero inchieste in corso. I militari del Nucleo Antisofisticazione stanno in questi giorni effettuando controlli negli ospedali e nelle strutture sanitarie, è delle scorse ore un blitz nell'ospedale di Boscotrecase, trasformato in "Covid Unit" e ora al centro di una inchiesta della Procura di Torre Annunziata.