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“Così imponevo il racket del pane”: le rivelazioni di Antonio Lo Russo sul clan

Il capo dell’omonimo clan, recentemente diventato collaboratore di giustizia dopo una lunga latitanza, ha svelato agli inquirenti di aver investito nel racket del pane, imponendolo a diversi commercianti e ristoratori.
A cura di Valerio Papadia
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In vista del processo contro i clan camorristici di Secondigliano, che prenderà il via il prossimo 14 febbraio nella sede del Tribunale di Napoli, Antonio Lo Russo, ex capo dell'omonimo clan di Miano, di recente diventato collaboratore di giustizia dopo quattro anni di latitanza, ha fatto chiarezza su alcuni meccanismi che adoperava per arricchire le finanze della famiglia camorristica. Così, come riporta Il Mattino, Lo Russo ha spiegato ai pm della Dda di Napoli come il clan abbia investito nel racket del pane: "Sì, ho investito nel pane, nel racket che impone le provviste di pane a commercianti, ristoratori, supermercati".

Lo Russo ha raccontato ai magistrati di aver acquistato un panificio attraverso il quale venivano sfornati i prodotti da imporre ai negozi, ai ristoranti e a tutta un'altra serie di attività del settore alimentare. I proprietari, poi, costretti dal clan – direttamente o indirettamente – dovevano per forza di cose far lievitare il costo del pane che, dal 2012, a Napoli ha subito un considerevole aumento.

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