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Covid 19

Covid-19: senza centri sociali, coop e volontari, il welfare a Napoli non reggerebbe

Il Comune di Napoli ha consegnato 1500 pacchi alimentari e raccolto 60 mila euro di aiuti, da soli i centri sociali assistono 1700 famiglie e hanno raccolto oltre 80 mila euro. La mappa della solidarietà a Napoli comprende comitati di quartiere, il mondo delle cooperative sociali, le strutture cattoliche e anche i semplici volontari che si sono resi disponibili ad aiutare le persone costrette in casa. I numeri ci dicono che senza di loro il welfare a Napoli durante l’emergenza Coronavirus non avrebbe retto.
A cura di Antonio Musella
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Nell'intervista rilasciata a Fanpage.it il Prefetto di Napoli, Marco Valentini, aveva messo in guardia i cittadini da possibili infiltrazioni della camorra nelle iniziative di solidarietà e di assistenza alle fasce sociali più deboli della città e della provincia. Al tempo stesso Valentini ha riconosciuto la grande e genuina spinta solidale della città, che al netto dell'operato delle istituzioni, ha prodotto una rete incredibile capace di assistere migliaia e migliaia di famiglie in tutti i quartieri. Il Comune di Napoli, secondo i dati forniti dall'assessorato alle politiche sociali, ha raccolto sul suo conto corrente circa 60 mila euro ed ha assistito 1500 famiglie in difficoltà attraverso gli aiuti in generi alimentari e concesso contributi spesa a 15.500 persone. Il paragone con amministrazioni con un numero di abitanti inferiori è impietoso, se pensiamo ai 340 mila euro raccolti dal Comune di Catania, alle 15.000 richieste di pacchi alimentari del Comune di Palermo, ma anche alle 11.000 domande accettate per i bonus spesa da parte del Comune di Torino. L'azione amministrativa è stata decisamente contenuta se riferito a quanto sono stati capaci di fare le reti dei centri sociali della città, il mondo della cooperative sociali e quello legato alla chiesa, a cui si è aggiunto il lavoro dei singoli volontari nei quartieri.

I centri sociali consegnano in furgone e in motorino in tutta la città

La principale rete autorganizzata della città, capace di raccogliere fondi e consegnare i pacchi di generi di prima necessità in quasi tutti i quartieri, è quella dei centri sociali. Lo Sgarrupato Occupato, copre la zona di Montesanto e Quartieri Spagnoli, assistono al momento circa 400 famiglie con una cadenza di due pacchi a settimana con generi di prima necessità, pensando anche alle esigenze dei bambini. Consegnano prevalentemente in motorino tra i vicoli del centro storico della città. Hanno raccolto da donazioni private circa 15.000 euro, tra i loro finanziatori anche l'attore e showman Biagio Izzo e i tifosi del St.Pauli squadra tedesca di seconda divisione, molto nota in tutto il mondo per i suoi valori antifascisti. Inoltre grazie alla disponibilità di 8 nuclei familiari, che cucinano tutti i giorni, sono riusciti a garantire 50-60 pasti pronti per i senza fissa dimora nell'area del centro storico, in particolar modo quelli che stazionano presso la Galleria Umberto I. La Mensa Occupata, che si trova in via Mezzocannone, con la "Brigata di solidarietà Vincenzo Leone", in onore al partigiano napoletano, copre gli aiuti nella zona di via Marina, Stazione Centrale e nel Rione Case Nuove, si sono presi in carico circa 300 nuclei familiari e in particolar modo assistono i migranti grazie anche alla collaborazione con la comunità senegalese. Sempre nel centro storico è attivo anche il Laboratorio Zero81 che assiste un centinaio di famiglie. Nella periferia nord invece è attiva la BAM, brigata di appoggio e mutuo, che assiste 250 nuclei familiari tra Secondigliano e Scampia con un pacco alimentare consegnato una volta a settimana. Hanno raccolto 20.000 euro grazie ad un crowdfounding sulla piattaforma buonacausa.org e hanno distribuito aiuto anche i campi Rom di Scampia e Secondigliano, luoghi dimenticati da tutti. Nell'area flegrea si stanno impegnando invece i gruppi che compongono "Area Flegrea Solidale" che seguono 300 famiglie tra Bagnoli e Fuorigrotta con la consegna di un pacco di generi di prima necessità 1 volta a settimana. Tra i più organizzati quelli dell'Ex Opg "Je so pazz" che hanno raccolto 38.000 euro grazie alle donazioni, tutte tracciabili e trasparenti, sulla piattaforma produzionidalbasso.com,  hanno in carico 340 nuclei familiari, consegnano con un furgone nel Rione Sanità, a Soccavo, a San Giovanni a Teduccio, a Ponticelli, anche a Materdei insieme agli attivisti del Giardino Liberato. "E' stata persa un'occasione da parte del Comune di Napoli – spiega a Fanpage.it Chiara Capretti dell'Ex Opg – in questa emergenza si poteva costruire un coordinamento tra volontari, realtà di base e amministrazione, ma non si è voluta fare. Ogni 3 giorni cambiavano idea e quindi alla fine abbiamo deciso di organizzarci da soli. L'amministrazione ha agito con ritardo sia sugli aiuti alimentari che sui bonus spesa, dove addirittura sono avanzati 4 milioni di euro di fondi a causa dei criteri strettissimi". Complessivamente solo i centri sociali hanno preso in carico 1.700 famiglie e raccolto oltre 80 mila euro, più di quanto fatto dall'amministrazione comunale.

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Le Coop e il mondo cattolico: migliaia di assistiti in tutta la città

Il Consorzio di Cooperative Sociali Gesco ha lanciato già a marzo la campagna "Adotta una famiglia", promuovendo una raccolta fondi su un conto corrente specifico, acquistando i generi di prima necessità e consegnandoli fino a casa. Il consorzio è riuscito a consegnare pacchi a 3600 famiglie e garantire 1500 pasti ai senza fissa dimora della città. Gli aiuti sono arrivati principalmente nei quartieri San Lorenzo, Poggioreale, Vasto, Secondigliano, Vicaria e Ponticelli. A riceverli sono state soprattutto famiglie di persone anziane o con disabilità, coppie sole impossibilitate a muoversi per motivi di salute, persone in quarantena. In rete ad aiutare la macchina della solidarietà, associazioni più piccole, volontari e operatori sociali. Dal mondo cattolico invece, Fondazione San Gennaro copre tutto il territorio della terza Municipalità, Stella, San Carlo all'Arena, assistendo oltre 650 nuclei familiari. Una macchina quella messa in campo dalla fondazione ispirata da padre Antonio Loffredo, che ha visto la collaborazione della rete dei commercianti del Rione Sanità e anche del centro sociale di Mezzocannone Occupato che ha deciso di contribuire con i propri attivisti alle consegne sul territorio. Da sempre punto di riferimento per il territorio, la Fondazione ha schierato tutte le sue articolazioni per sostenere le fasce più deboli del territorio. Centinaia di famiglie hanno ricevuto aiuti grazie anche all'opera di padre Michele Madonna, della parrocchia di Montesanto, che nella zona del centro cittadino ha dato un contributo importante a chi è in difficoltà.

I volontari: in giro per la città dove c'è bisogno di aiuto

Ma non ci sono solo i gruppi organizzati o le strutture del privato sociale e cattolico che si sono messe in moto e che stanno mantenendo il welfare nella città di Napoli ai tempi del Coronavirus. In molti quartieri sono nati i gruppi di volontari, principalmente studenti o giovani che si sono voluti mettere al servizio di chi aveva bisogno. Attraverso pagine facebook e chat di Whatsapp, sono diventati dei supporti importantissimi per chi era costretto in casa. Vanno a compare le medicine agli anziani, vanno a fare la spesa a chi non può uscire, pagano bollette, svolgono commissioni. Uno di questi gruppi è nato tra via Salvator Rosa e Piazza Mazzini, animato tra gli altri da Rosanna Laudanno, studentessa e consigliera della II Municipalità: "Abbiamo iniziato il 10 marzo, siamo una decina di volontari nella zona, tra cui due adulti che hanno l'auto e ci aiutano quando dobbiamo fare delle consegne – spiega Laudanno a Fanpage.it – abbiamo chiesto al Comune il permesso di spostarci come volontari e lo abbiamo ottenuto, da lì è partito tutto. È una rete territoriale di supporto che esiste e c’è nel caso ci fosse qualcuno che ha bisogno di aiuto, fortunatamente tanti ragazzi del quartiere hanno risposto, molti universitari. Aiutiamo principalmente gli anziani che non possono uscire e che sono anche dei soggetti a rischio. Sono passati quasi due mesi e ormai per loro il nostro aiuto è diventato fondamentale".

A tutte queste esperienza andrebbero aggiunte le decine di associazioni di quartiere, di parrocchie, di comitati che anche in un solo quartiere, in un solo rione o in un solo isolato svolgono attività di supporto alla popolazione. Il nostro tentativo di disegnare una mappa del welfare mutualistico nella città di Napoli durante l'emergenza Coronavirus deve per forza di cose rimandare alla consultazione delle pagine Facebook e dei punti di riferimento nei quartieri. Ma una cosa è certa, a conti fatti, numeri alla mano, senza queste realtà il welfare a Napoli sarebbe collassato, migliaia di famiglie sarebbe rimaste senza supporto economico e di generi di prima necessità. Senza questo tessuto, troppo spesso vituperato, fatto di soggetti molto diversi ma legati dallo spirito mutualistico e anche da un competenza di fondo nella gestione del welfare, Napoli non avrebbe retto. Per questo risulta ancora più incomprensibile la decisione dell'amministrazione di Luigi De Magistris di non avvalersi della collaborazione di questi soggetti nella gestione degli aiuti.

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