È detenuto da due anni, ma malgrado sia in un carcere continuava a riscuotere le tangenti per il clan dei Casalesi, di cui è considerato il referente per i Comuni di San Marcellino, Frignano e Villa di Briano, nel Casertano; tra le vittime c'era una azienda di distribuzione di caffè, che avrebbe versato complessivamente 150mila euro. I carabinieri hanno notificato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli, a Claudio Giuseppe Virgilio, 42 anni; le indagini che hanno portato alla misura sono andate avanti fino al 2018 e cristallizzano un quadro in cui il sodalizio criminale risulta essere ancora in piena attività. L'uomo avrebbe continuato a riscuotere il pizzo tramite la moglie e il fratello, anche loro destinatari di ordinanza.

Il 42enne era stato catturato da latitante nel 2017 con l'accusa di essere responsabile degli omicidi di Antonio Bamundo, Gennaro Di Chiara e Nicola Villano, secondo gli inquirenti avrebbe per anni estorto denaro a una impresa di distribuzione e commercializzazione di caffè per 150mila euro complessivi per conto del capoclan Antonio Iovine, ‘o Ninno, attualmente collaboratore di giustizia.

Sono finiti in carcere anche il fratello del 42enne, Nicola Virgilio, imbianchino incensurato di 44 anni, e la moglie, Angela Gargiulo, 31enne, che è figlia di Luciano Gargiulo, detto Calimero, ex referente di zona per il clan Bidognetti, deceduto in carcere al 41bis. I reati contestati nell'ordinanza eseguita oggi, 20 giugno, dai carabinieri sono associazione di tipo mafioso ed estorsione con l'aggravante del metodo mafioso.

Il ruolo di Claudio Giuseppe Virgilio nel clan dei Casalesi era stato confermato dalle indagini e dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, che lo avevano indicato come referente per il sodalizio casertano per i tre Comuni e con influenza anche sui territori limitrofi.