Maurizia è la rappresentante di istituto al liceo classico Vittorio Imbriani di Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli. Si tratta dello stesso liceo frequentato da Luigi Di Maio, il capo del M5S, nonché vicepremier e ministro del Lavoro che proprio della cittadina nota per aver ospitato la fabbrica d'auto Alfasud e poi Fiat, è nato e vissuto. Di Maio domani lunedì 4 febbraio sarà nella sua città per un incontro con gli studenti ma i ragazzi che frequentano l'anno scolastico in corso non sono granché felici. E avrebbero approfittato dell'occasione per contestarlo. È tuttavia arrivato l'ammonimento del preside niente contestazioni né interventi da parte dei ragazzi, pena l'abbassamento dei voti. Questo, almeno è quel che denuncia, mettendolo nero su bianco, la rappresentante di istituto legata a Uds, la rappresentanza di sinistra degli studenti, in un lungo post su Facebook, una sorta di lettera aperta al vicepremier.

"Faccio politica da quando ho messo piede alla scuola superiore – racconta Maurizia -, e avrei avuto piacere a confrontarmi con un ragazzo 14 anni più grande di me che è nientedimeno vice presidente del consiglio dei ministri nonché ministro del lavoro e dello sviluppo economico. Sia chiaro: non avevo intenzione di insultare il ministro tantomeno mancare di rispetto a nessuno. Non perché si tratti di lui, certo, ma perché rispetto il mio interlocutore indipendentemente da chi esso sia. La scuola pubblica – spiega ancora Maurizia – dovrebbe essere apartitica e non apolitica, invece mi sembra il contrario. Si favorisce un partito all’interno di una scuola Pubblica (invitare il capo di un movimento politico sotto elezioni Europee, insieme al sottosegretario all’istruzione dello stesso partito, per me si definisce favorire) ma non sono consentite contestazioni e nemmeno semplici interventi da parte degli studenti. In sostanza – riassume la studentessa – ci hanno detto: io invito nella TUA scuola chi dico io, tu ascolti e stai zitto senza fiatare. Ci hanno impedito di esprimerci, altrimenti ne pagheremo le conseguenze, ci abbassano i voti, dicono. E le libertà degli studenti? Dov’è il diritto di opinione?", si chiede.

Poi la giovane si rivolge direttamente al ministro: "Sono la rappresentante di istituto così come lo era lei tanti anni fa, ministro, e mi sento in parte responsabile di questa iniziativa promossa dalla scuola. Io vivo la sua stessa scuola, ogni giorno da quattro anni. È un immobile privato per cui la città metropolitana paga 200.000 euro l’anno e nonostante ciò è in condizioni fatiscenti: spesso ci sono infiltrazioni d’acqua, i riscaldamenti sono rotti due giorni su tre, le norme anti incendio non sono tutte rispettate, ma di chi è la colpa se il governo taglia miliardi alla scuola lasciando tutti noi in condizioni sempre più precarie?", chiede.

E continua: "Non è un caso unico. La nostra sede succursale infatti, nonostante sia pietosa, è forse una delle migliori strutture scolastiche nella città di Pomigliano, dove le scuole sono locate in edifici obsoleti. Perciò la invito, una mattina, a procrastinare i suoi impegni e venire con me a farsi un giro nella sua città. La porto a vedere – l'invito di Maurizia al ministro – in che condizioni sono le nostre scuole, gli studenti costretti a fare lezione con le coperte, anche quelli che la scuola, nonostante sia pubblica e idealmente gratuita, non se la possono permettere. Poi le mostrerò gli studenti dei Licei durante le attività alternanza scuola-lavoro; lei che verrà a firmare la proposta di alternanza al MISE forse non sa che molti di noi qui a Pomigliano la facciamo alla Fiat, il grande marchio che licenzia i nostri padri per permettere a noi di essere sfruttati", sottolinea. Una situazione che, spiega Maurizia, è comune nella regione e in Italia. Martina conclude: : "Comunque, caro ministro, vicepremier, ex-alunno, concittadino Di Maio, ci vediamo lunedì a scuola, mi perdonerà se non le parlerò e non le dirò tutto questo di persona ma me l’hanno impedito, dall’alto quelli della sua scuola".