Si è aperta la corsa alla successione ad un posto nel consiglio della Città Metropolitana di Napoli dopo le dimissioni dell’unico rappresentante del Movimento Cinque Stelle Danilo Roberto Cascone. Diciotto consiglieri comunali pentastellati annunciano che la loro scelta è ricaduta su Vincenzo Risso di Giugliano in Campania, ma, per legge, il posto spetta a Francesco Capasso di Marigliano. Un vero e proprio pasticcio che ha fatto scatenare una nuova polemica in seno ai grillini napoletani, nella terra del Capo Politico del Movimento Luigi Di Maio e dell'attuale presidente della commissione di vigilanza sulla Rai Roberto Fico. 

Andiamo con ordine. Nel 2015 il M5S riesce ad eleggere nel parlamentino della ex provincia un solo rappresentante, Cascone. Il risultato fu così misero perché il sistema elettorale prevede a scegliere i consiglieri metropolitani siano tutti i consiglieri dei Comuni della provincia, che hanno a disposizione un voto “ponderato”: più abitanti ci sono in quel Comune, più vale il voto. Cascone arà dichiarato decaduto dall’incarico nei prossimi giorni perché ha abbandonato per motivi personali il consiglio comunale della sua città, San Giorgio a Cremano, così come prevedono le normative. Primo dei non eletti nel 2015 fu Capasso di Marigliano: la legge è chiara, il posto spetta a lui.

Capasso deve fare i conti, però, con un vero e proprio proclama firmato da un gruppo di consiglieri eletti in vari Comuni della provincia, che si sono riuniti ed hanno deciso in maniera autonoma che il mariglianese ed un consigliere di Ercolano che lo segue in lista devono fare un passo indietro per far subentrare Vincenzo Risso, giuglianese, che ottenne meno voti ponderati ed arrivò quarto. Alla riunione non hanno partecipato né Capasso né alcuni consiglieri dell’area nolana a lui vicini, che non hanno riconosciuto alcuna legittimità ai loro colleghi. Assente anche Francesca Menna uno dei due consiglieri comunali del M5S a Napoli, che quindi, insieme al suo collega Matteo Brambila ha i voti ponderati più alti. Erano, però, presenti consiglieri eletti dal 2015 ad oggi e che quindi non avevano i titoli per votare al Consiglio Metropolitano: tra loro c’era addirittura Tommaso Castaldo, subentrato appena pochi giorni fa a Cascone.

“Al fine di garantire uno dei principi cardini del Movimento, Uno vale Uno, e consentire a tutti i consiglieri comunali di scegliere in modo paritetico il proprio rappresentante – spiegano i sostenitori di Risso – l’assemblea dei consiglieri comunali del M5S, più di un anno fa, dopo una prima sfida vinta che consisteva nella presentazione di una lista tutta M5S con le necessarie firme (80 circa) a supporto, già alle elezioni del consigliere metropolitano Danilo Cascone, decise di adottare un metodo diverso. In pratica, ogni consigliere avrebbe avuto un voto che “pesasse” quanto quello di un altro, a prescindere dalla grandezza della città di appartenenza.” La nota si conclude con gli “auguri di buon lavoro al neo consigliere metropolitano Vincenzo Risso” mentre Capasso non è neppure citato.

Due anni fa questo meccanismo, assolutamente contrario allo spirito della normativa, portò alla scelta di Cascone, subito dopo il quale arrivò Risso. Al termine delle “elezioni vere”, delle urne, però, uscirono più voti a Capasso, che ora pretende di poter espletare il suo mandato. “Il Movimento 5 Stelle si basa sui progetti, non sulle persone, proprio per questo uno dei nostri punti cardine è il vincolo dei due mandati. – spiega Capasso, che dunque fa sapere di non aver alcuna intenzione di fare un passo indietro. – In Città Metropolitana sono assenti regolamenti fondamentali. Ci sono debiti fuori bilancio che vedono crescere i loro interessi da gennaio. Non è tempo di polemiche ma di progetti, ragion per cui non ho alcuna intenzione di alimentare polemiche, ma di lavorare e confrontarmi con tutti gli attivisti e consiglieri su proposte e progetti.”