È tornata a casa la salma di "Jamba" Malang, il 23enne gambiano deceduto pochi giorni fa all'ospedale Cotugno, dove era in cura. Era arrivato in Italia con uno dei tanti viaggi della speranza, dopo essere partito dal Gambia e avere attraversato centinaia di chilometri nel deserto del Sahara per arrivare in Libia e da lì imbarcarsi su un gommone per l'Italia; in qualche modo era riuscito ad arrivare a Terzigno, dove gli era stato riconosciuto lo status di rifugiato, e poi era stato trasferito a Terzigno.

"Per noi era un amico. Ci eravamo conosciuti nel 2015 – spiega l'Associazione 3 febbraio – quando lui e altre 18 persone erano state messe fuori dal programma di accoglienza. Da un giorno all'altro, finiti per strada si erano rivolti a noi e da lì aveva preso il via una lotta coraggiosa tenace e vittoriosa che aveva portato al reintegro di queste persone nell'accoglienza con le successive scuse della Prefettura. Da allora siamo rimasti amici, ci siamo conosciuti di più e ci siamo spesso ritrovati in lotte importanti e denunce forti del malaffare dell'accoglienza. Malang fu uno di quelli che fece scoppiare lo scandalo dei richiedenti asilo portati a loro insaputa a votare alle primarie del PD nel 2017. Spesso è stato il tramite per incontrare e conoscere altri richiedenti asilo che avevano bisogno di solidarietà ed era sempre attivo nel mettere in relazione le persone. Aveva ottenuto l'asilo per 5 anni per i gravi problemi di salute che poi lo hanno portato alla morte".

Dopo il decesso, proprio l'associazione aveva promosso una raccolta fondi per permettere il rimpatrio della salma; in poche ore erano arrivate donazioni per circa 2.500, al fronte di una spesa necessaria complessiva di 4.500 euro. Aveva partecipato la comunità gambiana ma si erano fatti avanti anche molti napoletani. Poi è arrivato il sostegno delle altre associazioni, dell'Ex Opg Occupato – Je so' pazzo, della N:EA Napoli: Europa Africa , della Chiesa valdese di Torino e Napoli, dall'Associazione Gambiani di Napoli, da docenti universitari come da giornalisti che avevano seguito Malang nelle lotte e in tante inchieste a cui con lui avevamo dato vita e anche dall'estero, dove la l'appello era arrivato grazie alle condivisioni sui social.  In circa quattro giorni la cifra è stata raggiunta e giovedì scorso, 30 maggio, si è tenuto l'ultimo saluto prima della partenza per Banjul, dove la madre e i parenti hanno atteso il corpo di Jamba.