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22 Gennaio 2020
21:13

Ercolano, trovati i resti del cervello di una delle vittime dell’eruzione del 79 d.C.

I resti del cervello di una delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo ritrovati all’interno della sua scatola cranica. La clamorosa scoperta del team di ricercatori e archeologi che lavorano all’interno del sito di Ercolano. La vittima sarebbe il custode del Collegio degli Augustali, ritrovato carbonizzato sul proprio letto.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Nuova ed eccezionale scoperta agli scavi archeologici di Ercolano, dove gli archeologi hanno scoperto i resti del cervello di una delle vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. Una scoperta incredibile: si tratterebbe dei resti del cervello di un uomo, che gli archeologi ritengono fosse il custode del Collegio consacrato al culto di Augusto. Il suo corpo, ritrovato fin già negli anni Sessanta, era carbonizzato e disteso su un letto di legno, all'interno del Collegio degli Augustali.

All'interno della scatola cranica dell'uomo è stato ritrovato materiale vetroso, nel quale sono state identificate diverse proteine ed acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani: si pensa che sia stato proprio l'elevato calore dell'eruzione a bruciare il grasso e i tessuti corporei dell'uomo, causando così la vetrificazione del cervello: un fenomeno già estremamente raro in archeologia e mai accaduto in occasione di un'eruzione. Da qui la straordinarietà della ricerca. Il team di antropologi e ricercatori è stato guidato dal professor Pier Paolo Petrone, dell'Università Federico II di Napoli, e vi hanno preso parte anche  il direttore del Parco Francesco Sirano, il professor Piero Pucci del CEINGE – Biotecnologie Avanzate e il professor Massimo Niola dell’Università di Napoli Federico II, insieme a ricercatori dell'Università di Cambridge. "Stiamo lavorando sul DNA degenerato che hanno ancora racchiuse in sé alcune parti  della sequenza del codice in grado di chiarire origine e grado di parentela delle vittime ritrovate nelle rimesse delle barche presso l’antica spiaggia", ha spiegato il direttore Sirano, " e se pensiamo a tutto quanto conosciamo attraverso la variegata documentazione scrittoria antica formata da documenti pubblici e privati, davvero si comprendono l’inestimabile valore  e le potenzialità ancora inespresse da questo prezioso sito UNESCO che il Parco Archeologico conserva e valorizza in un'ottica di ricerca aperta e multidisciplinare".

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