Tra Titò e il carcere a vita per il più infame dei crimini, l’assassinio di una bimba di sei anni, ora c’è solo la Corte di Cassazione. Sì, perché per Titò, all’anagrafe Raimondo Caputo, disoccupato e pluripregiudicato di 46 anni, molti di questi vissuti oltre i confini della depravazione e la legalità, è stata confermata la condanna all'ergastolo per aver scaraventato dall'ottavo piano delle palazzine del rione Parco verde di Caivano, nel 2014, la piccola Fortuna Loffredo, detta Chicca, già vittima di abusi sessuali cronici.

Gettiamo il mostro in carcere e buttiamo via la chiave, così possiamo tornare a ignorare tranquillamente quello che accade nelle palazzine verdi di una delle periferie più paurose dell'hinterland napoletano. Questo urla una condanna che lascia tanti dubbi e che spegne senza scampo il faro sugli orrori del parco, di cui già nessuno si occupa più, orrori che hanno nomi come incesto, abusi sessuali sui bambini, traffico e spaccio di droga e svariate altre miserie umane a cui non è stato dato ancora di dare nome. Lasciando da parte i numerosi dubbi sulla sentenza che condanna per omicidio il vicino di casa di Fortuna – schema processuale indiziario, assenza della cosiddetta ‘prova regina', testimonianze discordanti – mentre pochi ve ne sono sulla sua condotta di pedofilo abituale, la domanda che si affaccia all'indomani della sentenza d'appello è una sola: e ora?

Che succederà quando avremo seppellito definitamente lo spettro di uno dei più brutali omicidi di bambini degli ultimi anni? Quando avremo punito il peccatore, che ne sarà del peccato? Lasceremo che il degrado di quel rione fantasma, dove le indagini per l'omicidio hanno portato alla luce diversi e sconcertati episodi di pedofilia, continui a spezzare vite di bambini? Lasceremo che resti senza controllo, senza assistenza, senza speranza? Lo faremo, perché neanche la morte di una bimba innocente è servita a smuovere le coscienze. Dov'è l'associazionismo che si batte il petto ‘per il futuro dei bambini'? Dove sono i provvedimenti per bonificare il quartiere, dagli anni Ottanta infestato da abusivi e pregiudicati per camorra, da parte dell'amministrazione pubblica? Dove sono le iniziative scolastiche per recuperare i bambini ‘difficili' del rione? E i media? Dove sono quelli che l'indomani del delitto, schiacciavano il microfono sotto il mento della povera Mimma Guardato? Sono a caccia di altri mostri. E una volta messi dentro si torna a ignorare beatamente il ‘mostrificio', fino alla prossima mostruosità.