Era stato in carcere e non aveva potuto ritirare il pizzo e così, non aveva appena messo piede fuori dalla prigione, era andato da un imprenditore e aveva preteso 4mila euro. Ufficialmente si trattava del denaro per pagare un servizio di guardiania, imposto e non richiesto, ma in realtà erano gli "arretrati" sulle estorsioni che non aveva potuto incassare per via della detenzione. In carcere, però, ci è ritornato di nuovo: è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, in esecuzione di una ordinanza cautelare verso di lui e i suoi due complici, tra cui un incensurato.

I tre sono accusati di tentata estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso. L'ordinanza è arrivata al termine dell'attività investigativa avviata nel settembre scorso e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Gli inquirenti hanno ricostruito la richiesta estorsiva da parte di un pregiudicato da poco scarcerato e dei sue due complici, che avevano preso di mira un imprenditore del settore bufalino di Cancello ed Arnone. I tre, da aprile a ottobre scorsi, in più occasioni avevano minacciato l'uomo, pretendendo 4mila euro in cambio di un servizio fittizio di guardiania per le sue strutture imposto da loro.

Si erano presentati nell'azienda e anche a casa della vittima, facendo leva sull'appartenenza di uno di loro al clan dei Casalesi e dicendo che se non avesse pagato gli avrebbero incendiato il capannone del fieno. In realtà, hanno appurato gli inquirenti, la somma richiesta per il servizio imposto era il totale delle estorsioni che uno di loro, detenuto per alcuni anni, non aveva potuto riscuotere.