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Esposti anonimi e soffiate ai clan, indagati quattro carabinieri del Vomero

Quattro carabinieri in servizio tra i quartieri Vomero e Arenella, a Napoli, risultano indagati dalla Dda; un luogotenente è sospettato di avere redatto insieme a un altro carabiniere esposti contro ex ufficiali dell’Arma e di avere fornito informazioni sulle indagini a esponenti del clan Cimmino-Caiazzo-Brandi, gli altri due sono accusati di avere fornito al luogotenente informazioni sulle indagini relative agli esposti anonimi.
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A cura di Nico Falco
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Quattro carabinieri, in servizio tra i quartieri napoletani Vomero e Arenella, risultano indagati dalla Direzione Distrettuale Antimafia: sono accusati, a vario titolo, di accesso abusivo al sistema informatico, di esposti anonimo contro ufficiali dell'Arma e, per uno di loro, c'è l'accusa di avere favorito alcuni esponenti dei clan di camorra Cimmino, Caiazzo e Polverino informandoli sulle indagini che li riguardavano. I quattro, fino a qualche mese fa, hanno lavorato negli uffici di polizia giudiziaria dell'Arenella e in altri uffici dei carabinieri; ad aprile erano stati sequestrati loro pc, telefoni e supporti informatici per gli accertamenti. Le indagini sono delegate dalla Procura all'Arma.

Il perno principale dell'inchiesta della Dda è un luogotenente dei carabinieri, accusato della violazione dei sistemi informatici e delle presunte "soffiate" ad esponenti del clan Cimmino-Caiazzo-Brandi. L'uomo è sospettato anche di avere redatto degli esposti anonimi contro ex ufficiali che erano in servizio presso la Compagnia Vomero, di cui si sarebbe reso responsabile in concorso con un altro carabiniere; gli esposti riguardano la presunta scomparsa di una somma di denaro, 245 euro, sequestrata nel 2007 e custodita negli uffici dell'Arma, che sarebbe sparita e sarebbe stata ripianata con una colletta tra militari di quello stesso ufficio.

Altri due carabinieri sono accusati di avere rivelato notizie coperte da segreto istruttorio al luogotenente riguardo gli esposti anonimi da quest'ultimo inviati; il primo avrebbe ricevuto in cambio una pedaliera per auto dal valore di 500 euro. I quattro militari, ascoltati degli inquirenti, hanno respinto le accuse e il luogotenente ha depositato una memoria difensiva. La notizia è riportata dal quotidiano Il Mattino.

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