I festeggiamenti per la vittoria in Coppa Italia del Napoli, con migliaia di persone riversate in strada e tutte le regole anti contagio saltate, non hanno fatto registrare un picco di contagi o, per dirla in modo più corretto, "nessun cluster epidemico". Ma non è il momento di abbassare la guardia: il virus c'è ancora, non si può  dire che si sia realmente indebolito e quella di ora è una fase molto delicata, dove le norme restano fondamentali per evitare di ricadere nell'incubo che sembra essere rimasto alle spalle. A Fanpage.it fa il punto della situazione l'infettivologo Francesco Faella, in prima linea nel 1973 durante l'epidemia di colera a Napoli e richiamato in servizio dalla pensione come coordinatore del reparto speciale per i pazienti Covid-19 del Loreto Mare.

Dottor Faella, era stato paventato un aumento di contagi dopo i festeggiamenti per la Coppa Italia. A distanza di 14 giorni possiamo dire che quello scenario non si è verificato. Da cosa è dipeso?

Non c'è stata nessuna "piccola epidemia", ovvero nessun cluster epidemico dovuto a quell'episodio di assembramenti per i festeggiamenti. Non sono stati fatti dei tamponi mirati a chi era in strada, sarebbe stato impossibile individuare tutti, ma con la ricostruzione dei contatti e degli spostamenti dei nuovi positivi emersi successivamente è stato accertato che non c'erano collegamenti con quella notte.

Una curiosità: lei segue il calcio?

E certo. Anzi, mi interessa solo il Napoli. E non capisco come qualche napoletano possa tifare un'altra squadra. Non è che non sono d'accordo, sono cose che proprio non si possono spiegare, forse servirebbe una visita… (ride, ndr)

Si può dire che il virus si è indebolito?

Assolutamente no. Per dire una cosa del genere si dovrebbe fare uno studio del genoma del virus, ossia del complesso dei geni, e verificare che ci sono stati dei cambiamenti rispetto al genoma precedente. Fino ad ora non abbiamo evidenze del genere, quindi non si può dire che si sia indebolito.

Quindi perché i nuovi contagiati sono asintomatici o paucisintomatici?

La questione è che il numero dei contagi si è ridotto moltissimo. Le persone che sono state ricoverate, è questo l'aspetto da tenere presente, non erano le uniche ad avere contratto il virus. Già prima c'erano molte persone asintomatiche. Prima, però, i pazienti che venivano contagiati erano molti di più e quindi era maggiore anche il numero di quelli che presentavano sintomi e finivano in ospedale. È un fatto numerico, di percentuali.

Quale è lo scenario che ci aspetta per l'estate?

Bisogna avere il coraggio di dirlo: non lo sappiamo perché non possiamo saperlo. Possiamo ritenere che il virus si riduca in termini numerici, perché funzionano di più le radiazioni ultraviolette, ma dobbiamo anche dire che il Sars-Cov-2 è parente del Mers, un virus che nel 2012 era presente negli Emirati Arabi, dove ci sono temperature elevatissime. Quindi noi non possiamo sapere cosa succederà. Io penso che rimarrà una situazione strisciante. Si dovrà vedere in autunno, quando con l'abbassamento delle temperature sarà più facile contrarre virus respiratori. In questo periodo l'attenzione deve essere ancora più alta: dobbiamo stare attenti a non ricadere, il pericolo c'è, il virus c'è ancora.

Al Loreto Mare come procede la situazione?

Il reparto è chiuso da oltre dieci giorni, non era più necessario visto il calo dei contagi.

E quindi si ritorna alla pensione, per la seconda volta?

Si deve vedere ancora. Io ero consulente della Napoli 1. Mi devono ripensionare loro (ride, ndr).

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