10 Luglio 2020
11:03

False accuse di festini gay in parrocchia: don Mario D’Orlando torna a fare il prete

Riconosciuto innocente dal Tribunale Ecclesiastico qualche mese fa, don Mario D’Orlando ha ripreso le sue funzioni di sacerdote. L’ex prete di Pizzofalcone, a Napoli, fu accusato di aver organizzato festini gay a luci rosse in parrocchia: come sveleranno le indagini, il dossier presentato in Procura da un prete di Benevento e da un ex carabinieri, era falso; i due sono stati condannati a due anni e 4 mesi.
A cura di Valerio Papadia
Immagine di repertorio
Immagine di repertorio

Giustizia è stata fatta per don Mario D'Orlando, ex parroco della Basilica di Santa Maria degli Angeli di Pizzofalcone, sull'omonima collina di Napoli: qualche mese fa il prete è stato riconosciuto innocente anche dal Tribunale Ecclesiastico e, da qualche giorno, è tornato anche a svolgere le sue funzioni di sacerdote, non a Pizzofalcone, ma assegnato ad un'altra parrocchia. I festini gay a luci rosse che don Mario era stato accusato di organizzare in parrocchia, come hanno largamente dimostrato le indagini, erano falsi. I suoi aguzzini, invece, un sacerdote di Benevento e un ex appuntato dei carabinieri, sono stati condannati a due anni e quattro mesi, oltre al pagamento delle spese processuali.

Festini a luci rosse in parrocchia: i dossier erano falsi

Don Mario D'Orlando e la Basilica di Santa Maria degli Angeli di Pizzofalcone vengono travolti dalla bufera nel 2017, quando l'altro sacerdote e l'ex militare presentano in Procura un dossier nel quale si parla di festini a luci rosse in parrocchia organizzati da Don Mario, che pagava ragazzi gay per avere rapporti sessuali con loro. Nel dossier si faceva riferimento anche ad un prete di Pozzuoli, nella provincia partenopea, don Giovanni Varriale, che sarebbe stato a sua volta coinvolto nei festini e che, come don Mario, venne allontanato dalla sua parrocchia. I dossier parlavano anche del coinvolgimento di minori, naturalmente mai dimostrato. Le indagini della magistratura dopo gli esposti presentati, infatti, hanno rivelato che i dossier contenenti le informazioni sui presunti festini gay a luci rosse erano stati confezionati ad arte dal sacerdote beneventano insieme al carabiniere, ora entrambi condannati per la vicenda.

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