«Come mi sento? Io sono figlio di un uomo che ha lavorato quarant'anni in fabbrica da operaio prima e da impiegato poi e di una insegnante di frontiera. Come mi devo sentire? Ho sempre pensato che militare in un partito di sinistra significasse avere di  ‘potente' solo le idee. E invece…». Federico Arienzo è il capogruppo del Partito Democratico al Consiglio comunale di Napoli. Oggi su Facebook ha esternato la sua amarezza dopo le prime due puntate dell'inchiesta di Fanpage.it su rifiuti, affari e politica. È l'unico esponente del Pd in Campania a voler parlare pubblicamente, seppur con una evidente amarezza e sofferenza, della vicenda.

Qual è la prima domanda che si è posto?
«Quella ovvia: a che titolo il figlio di Vincenzo De Luca, assessore al Bilancio a Salerno, incontra un imprenditore per la questione delle ecoballe di Giugliano? L'idea è che perché si chiama De Luca».

E nel partito come hanno reagito?
«La mia amarezza è sul fatto che c'è una assuefazione, ovunque. Tutto normale? Il mio stato d'animo è quello di stragrande maggioranza delle persone che si rivedono nel processo democratico. Un processo democratico che non c'entra niente con quel che emerge dal video di Fanpage.it».

Pensa che ci sarà spazio per una discussione su questo tema, nel Pd a Napoli?
«Io tengo separata la vicenda giudiziaria da quella politica. Per me il tema è la gestione della cosa pubblica. Poi a ottobre rinnoveremo la segreteria regionale e spero che almeno lì si aprano delle discussioni».

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