Figuraccia di Galbani: si appropria della pizza Unesco. Si scusa ma partono le diffide

La Galbani alla fine ha fatto dietrofront. Dopo la pubblicità "della discordia", la storica società lecchese, che dal 2006 fa parte della multinazionale francese Lactalis, ha deciso di spiegare la sua versione. Facendo così rientrare le polemiche che si erano scatenate subito dopo la sua "celebrazione" dell'arte dei pizzaiuioli come patrimonio Unesco. "Da oggi abbiamo un motivo in più per goderci una buona pizza! Celebrate insieme a noi questo filante patrimonio dell’umanità", aveva scritto l'azienda: apriti cielo.
Ma alla fine, la Galbani ha spiegato: voleva solo celebrare, a modo suo, l'inserimento della pizza tra i patrimoni dell'Unesco. Caso rientrato. "La Galbani, dopo la levata di scudi e le polemiche", ha spiegato Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi, "s'è scusata per aver associato la pizza surgelata al riconoscimento che l'Unesco ha concesso all'arte dei pizzaioli napoletani, inserendola nel Patrimonio immateriale dell'umanità. Accettiamo le scuse della Galbani e fermiamo le azioni legali che avevamo già avviato perché quella pubblicità era ingannevole nei confronti dei consumatori oltre che basata su una falsità".
Ed in effetti le reazioni erano state furiose: "Ho chiesto al Dipartimento competente del Ministero delle Politiche Agricole di intervenire subito affinché Galbani rimuova immediatamente il post pubblicitario che, in modo improprio e distorto, stravolge l'immaginario del riconoscimento Unesco appena ottenuto dall'Arte del pizzaiolo napoletano", aveva tuonato l'ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, tra i principali promotori della "causa" della pizza all'Unesco. Dura reazione anche dell'associazione Noiconsumatori, che sta preparando richieste di risarcimento danni per i consumatori e per i pizzaioli stessi, a suo avviso "sfruttati" dalla pubblicità ingannevole della Galbani. Che però ha fatto un passo indietro, facendo rientrare (almeno si spera) le polemiche.