La notizia tanto attesa è arrivata. Dopo lo slittamento dei giorni scorsi, la pizza napoletana, o meglio l'arte dei pizzaioli napoletani, che dà vita ogni giorno a uno dei piatti tipici della tradizione italiana e pietra miliare della cultura popolare partenopea, è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio intangibile dell'umanità. Ad annunciarlo, si Twitter, il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina: "Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo". La decisione è stata ufficializzata dal Comitato intergovernativo riunitosi in questi giorni sull’isola di Jeju in Corea del Sud.

Il riconoscimento è stato chiesto a gran voce negli ultimi anni anche attraverso una petizione con ben due milioni di firme, partita nel 2015 e promossa dalla Coldiretti, dalla Fondazione Univerde, presieduta dall’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, e dalle associazioni della pizza napoletana. Una mobilitazione popolare senza precedenti nella storia dei riconoscimenti Unesco. Tanti anche i personaggi famosi che hanno aderito al progetto, tra cui, ultimo in ordine cronologico, il sindaco di New York, Bill de Blasio, oltre ai già noti Carlo Verdone, Maurizio Costanzo e Joe Bastianich.

L'arte dei pizzaioli napoletani parte della cultura italiana.

A essere premiata non è stata, dunque, soltanto la pizza, intesa come prodotto, ma l'arte dei pizzaioli che la rendono una delle specialità italiane nel mondo. Un "mestiere" questo che si tramanda di generazione in generazione, su come realizzare la perfetta lievitazione dell'impasto, come tagliarlo in panetti, come stenderlo con la tecnica dello schiaffo e come cuocerlo per non farlo bruciare ed avere un risultato perfetto. Si tratta di un sapere formatisi nel corso dei secoli, da quando nel 1800 cominciarono a essere create le prime pizze così come le conosciamo oggi, quando venivano consumate in prevalenza dai soldati spagnoli di stanza nella città e venivano vendute dagli ambulanti a bassissimo prezzo, andando a rappresentare uno dei cibi per poveri per eccellenza.

La pizza e le altre: gli altri alimenti tesori dell'umanità.

Così, dopo il riconoscimento concesso nel 2009 dall'Unione europea, su richiesta del parlamento italiano, di Specialità Tradizionale Garantita (STG) per quanto riguarda la pizza napoletana, famosa in tutto il mondo ma esposta, più di altri prodotti, alle truffe e ai falsi alimentari, viene aggiunto un tassello fondamentale a questa che è una delle eccellenze della nostra cucina, dalle origini millenarie. L'arte dei pizzaioli napoletani è in buona compagnia: non è infatti la prima volta che l’Unesco ha scelto di valorizzare ingredienti o cibi tradizionali selezionati in tutto il pianeta nella sua lista di patrimoni da preservare, andandosi ad aggiungere alla dieta mediterranea, alla cucina messicana, a quella francese, alla birra belga, al Keskek turco, al Washoku giapponese e Kimchi della Corea del Sud.

Le reazioni alla proclamazione.

Grande soddisfazione è stata espressa non solo dalle associazioni di pazzaioli napoletani, ma anche dalle istituzioni. Il primo a intervenire sulla questione è stato Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, che sul suo profilo Twitter ha definito questo "un riconoscimento per Napoli e l’Italia intera mentre sta per iniziare il 2018 l'anno del cibo italiano". Storico è invece l'aggettivo utilizzato dal sindaco della città partenopea, Luigi De Magistris, riferendosi al riconoscimento. "Grazie ai pizzaioli napoletani, che vivono ed operano a Napoli e in tutto il mondo – ha detto il primo cittadino -, grazie a tutti quelli che hanno firmato per questa petizione. È il segno della potenza di Napoli attraverso la sua arte, la sua cultura, le sue tradizioni, le sue radici,la sua creatività, la sua fantasia. Una grande vittoria per Napoli e per la pizza napoletana".