Famosa e imitata in tutto il mondo, tra i piatti tipici della cucina italiana e dalla storia millenaria, la pizza napoletana è stata dichiarata patrimonio immateriale dell'umanità dall'Unesco. Ci sono voluti più di tre anni e oltre due milioni di firme, raccolte dalla Coldiretti, in collaborazione con l'Associazione Pizzaioli Napoletani, la Cna e la Fondazione Univerde di Pecoraro Scanio, per ottenere il prestigioso riconoscimento, dopo quello, concesso nel 2009 dall'Unione europea, su richiesta del parlamento italiano, di Specialità Tradizionale Garantita (STG). Pochi, però, sanno la sua vera storia e ne conoscono le origini: ecco, allora, almeno cinque curiosità su questa ricetta amata da grandi e bambini.

L'origine del termine "pizza"

La nascita della pizza affonda le radici in un periodo addirittura precedente all'Impero romano. Stiamo parlando di migliaia di anni fa. Tuttavia, furono proprio gli abitanti di Roma e dintorni  a utilizzare per primi veri e propri dischi di pane, cotti al calore della cenere, per contenere pietanze sugose. Ma si è ancora lontani dalla pizza napoletana in senso stretto, quella che ancora oggi si può gustare nella città all'ombra del Vesuvio. D'altronde, secondo alcuni, lo stesso termine "pizza" deriverebbe proprio dal latino "pinsere" oppure del verbo "pansere", cioè pestare, schiacciare, pigiare, a sua volta prestato da "pita" di origine greca. E le prime attestazioni scritte di questa parola risalgono al 997 a Gaeta. Ma la disputa non è affatto di facile soluzione. Secondo altri studiosi, "pizza" arriverebbe addirittura dal germanico "bĭzzo-pĭzzo", da cui anche in tedesco moderno "Bissen", che significa boccone, pezzo di pane, tozzo di focaccia.

La nascita della vera pizza napoletana

La pizza come la consumiamo oggi è nata però a Napoli nel 1800. Si trattava di un alimento che veniva consumato all'epoca prevalentemente dai soldati spagnoli di stanza nella città partenopea, ma molto diffusa anche tra i pescatori, da cui deriva il nome di una delle pizze più antiche di sempre, la Marinara. Le pizze cotte nei forni venivano vendute dagli ambulanti e, dato che il loro prezzo era molto basso, venivano apprezzate soprattutto dalle classi più povere, che riuscivano a riempire lo stomaco senza fare troppi debiti. Ma ben presto, questo piatto conquistò anche l'aristocrazia cittadina e addirittura si racconta che Ferdinando IV, conosciuto come Re Nasone, oltre a godersi il delizioso alimento nelle sue cicliche evasioni che lo portavano dalla corte ai quartieri popolari della città, avesse fatto costruire un forno nella sua residenza estiva per poterla gustare ogni qual volta ne avesse voglia. A qualche anno dopo risale anche la nascita della pizza napoletana più nota in tutto il pianeta: la Margherita. Secondo la tradizione, era il 1889 quando Raffaele Esposito e sua moglie Rosa Brandi, titolari di una pizzeria a via Sant'Anna di Palazzo, per fare omaggio alla Regina Margherita, moglie di Re Umberto I, prepararono un pizza tricolore a base di pomodoro, basilico e mozzarella. Alcuni parlano di falso storico: pare infatti che la nota pizza fosse conosciuta e preparata a Napoli ben prima di quella data  e che il nome derivi dalla somiglianza all’omonimo fiore. Emanuele Rocco, infatti, già nel 1849 parlava di una pizza a base di basilico, “pomidoro” e “sottili fette di muzzarella”.

Prima la conquista dell'America e poi dell'Italia

Pizza napoletana fuori dai confini nazionali (@Pizzadixit).
in foto: Pizza napoletana fuori dai confini nazionali (@Pizzadixit).

Da Napoli al resto del mondo per la pizza il passo è stato breve. Solo dopo qualche anno il piatto tipico napoletano invase già l'America, meta di numerosi migranti partenopei in cerca di fortuna, e molto prima rispetto ad altre città italiane. Pare che la prima pizzeria di New York, che si trovava a Spring Street, fu inaugurata nel 1905, da un'idea di tale Gennaro Lombardi. Erano passati solo 15 anni dall'invenzione della Margherita e il successo fu quasi immediato. Oggi la pizza più popolare negli Usa, che rappresenta il paese con il più alto consumo di pizza, è la pizza Pepperoni, cioè al salame piccante.

Il teorema della pizza

A due matematici statunitensi si deve persino una formula matematica da utilizzare per tagliare la pizza in parti uguali senza far torto a nessuno. Da qui è nato il teorema della pizza valido per le pizze di tutto il mondo, indipendentemente da dimensione e condimento. L'idea venne loro in mente durante la pausa pranzo: affinché nessuno rimanesse deluso, capirono che bisognava tagliare la pizza passando dal centro. La formula ideale proposta da Haddley e Worsley, questi i nomi della coppia di esperti, prevede tre tagli a S passanti per i centro, dividendo poi a metà i vari tranci a seconda del numero dei commensali. Questo modo di suddividere la pizza crea sì parti eguali, ma non parti conformi: ad ogni modo risulta sempre più fortunato colui che si aggiudica la porzione che racchiude il centro.

A Catania la pizza più cara d'Italia

 

Ancora oggi la pizza è un alimento abbastanza economico e alla portata di tutti, salvo rare eccezioni. La più cara è in vendita in una pizzeria del centro storico di Catania: si chiama Antonius Musa e costa ben 44 euro. Tra gli ingredienti, oltre al caviale, sono utilizzate anche uova di quaglia, uova rosse di salmone, panna acida, erba cipollina e una "spolverata di oro a 23 carati".  Si tratta ovviamente di oro commestibile. Niente a che vedere, tuttavia, con la pizza, dal valore di oltre 2000 dollari, che ha ottenuto il riconoscimento di pizza più cara del mondo, realizzata dal ristorante Industry Kitchen di New York, che l'ha a sua volta ribattezzata 24 K: al suo interno ci sono foie gras francese, tartufi a scaglie, caviale e fiori eduli, condite con foglie d'oro su un impasto al nero di seppia.