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31 Marzo 2015
16:06

Finge di essere malata di cancro per passare un esame all’università

L’episodio è accaduto nelle aule dell’Università Federico II di Napoli, dove la giovane millantatrice si è imbattuta in una “vera” paziente oncologica, un’altra giovane studentessa, che ben presto ha intuito l’inganno.
A cura di An. Mar.
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Il temibilissimo esame era quello di di Procedura Civile, la data quella del 18 Febbraio 2015. Si tratta di uno dei cosiddetti mattoni del cursus studiorum giuridico, uno di quegli esami per cui vale la pena, forse indurre empatia e comprensione nel docente per ottenere di passare. C'è chi si fascia un braccio, chi esplode in crisi di pianto, chi racconta al docente di essere oberato dal lavoro e di non aver potuto studiare, ma la studentessa che ha sostenuto la prova nelle aule del palazzo di via Marina della Federico II, come riporta il quotidiano "Vesuvio Live", ha deciso di andare ben oltre, fingendo di essere malata di cancro e in chemio-terapia.

La ragazza ha passato la paventata prova suscitando, come sperato, l'empatia e la solidarietà generali, tanto che un'altra studentessa, Edda, le si è avvicinata per sostenerla, credendo di aver trovato una compagna di studi in grado di dividere con lei il fardello della malattia. Le due si sono scambiate i numeri di telefono ed Edda ha continuato a mantenere i contatti con la nuova amica, chiedendole delle cure e della sua salute. Dopo alcuni giorni è divenuto chiaro che la studentessa non era affatto malata e lei stessa ha confessato di aver inventato tutto per strappare l'ammissione all'esame. Le due si sono quindi incontrate per chiarire la faccenda. Quando si sono trovate faccia a faccia però, la studentessa ha negato di aver mai inscenato la malattia, rimangiandosi la confessione. Un comportamento poco ortodosso quello tenuto dalla giovane laureanda che sebbene non punibile in sede accademica resta comunque deprecabile e che ha suscitato lo sdegno della giovane collega che si è sfogata così: "“Oggi sto meglio, i capelli sono ricresciuti… la terapia oncologica che affronto ora non è spietata come la chemioterapia…che, da profani, chiamiamo “rossa”… ma sono morte tutte le mie compagne di “sala chemioterpica”… ed io non posso accettare che si manipoli questo strazio”.

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