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Giuseppe Matarazzo ucciso a Frasso Telesino

Frasso Telsino, cosa sappiamo del delitto che ha diviso la comunità sannita

Una tragica vicenda di abusi finita con il suicidio di una ragazzina di 16 anni, una spedizione punitiva ai danni dell’orco che abusò. È, secondo le ipotesi investigative, il retroscena dell’omicidio del pastore di Frasso Telesino, freddato da due killer su mandato di un padre divorato dalla rabbia. Una vicenda che, al di là degli esiti investigativi, ha diviso la comunità sannita in due fazioni estreme. Tra chi minimizza gli abusi e chi grida alla giustizia privata.
A cura di Angela Marino
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Giuseppe Matarazzo
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Un tragico intreccio di abusi e vendette. C'è questo, nelle ipotesi della Procura di Benevento dietro l'omicidio a sangue freddo di Giuseppe Matarazzo, 45 anni, di cui 11 passati dietro le sbarre di una cella per abusi su due ragazze minorenni. Il pastore ucciso a colpi di pistola a Frasso Telesino, nel Sannio, sarebbe stato vittima di una vendetta premeditata da Lucio Iorillo, il padre delle due adolescenti vittime di abusi, oggi indagato come mandante. Movente del piano punitivo, secondo le ipotesi investigative, non sarebbero stati soltanto gli abusi sulle due sorelle, all'epoca vicine di casa di Matarazzo, ma la tragica morte di una delle due vittime, che si è tolta la vita impiccandosi nel 2008. Il suicidio non è stato riconosciuto come conseguenza diretta degli abusi, in tribunale (Matarazzo è stato assolto dall'accisa di istigazione, ndr), ma certamente ha pesato, nella dolorosa elaborazione degli eventi dei familiari, che agli abusi hanno dato altro peso e valore rispetto a quelli attribuitigli in aula.

‘Se arrivano a me sono spacciato'

A snodare le fila di questo delitto, avvenuto il 19 luglio scorso davanti all'abitazione della vittima e a soli 30 giorni dal suo rilascio, sono state le risultanze di una meticolosa attività di indagine condotta della Procura di Benevento, dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Benevento e del Nucleo Operativo della Compagnia dei Carabinieri di Cerreto Sannita e basata, tra le altre attività, su quella di intercettazione. Proprio uno dei due uomini arrestati come esecutori materiali del delitto di Frasso, Giuseppe Massaro, 55 anni, finito in manette insieme a Generoso Nasta, 30 anni, di San Felice a Cancello, è stato tradito da una telefonata a un familiare: “Non credo che i carabinieri arrivino a me – diceva – ma se arrivano a me sono spacciato”.

Le reazioni al delitto

Le analisi dei traffici veicolari GPS, hanno invece consentito di dimostrare che i due killer si trovavano esattamente nel luogo e nel momento in cui veniva commesso il delitto con la stessa auto, con cui, occultata la tarda, si davano alla fuga. Contrastanti le reazioni della piccola comunità sannita, sotto choc dopo gli eventi che lo scorso luglio hanno riportato alla memoria anche la vicenda degli abusi. "Ammazzarlo così è una vigliaccheria – hanno detto alcuni residenti di Frasso alle telecamere di Fanpage.it – mentre c'è chi nega che fosse responsabile degli abusi, nonostante la condanna e chi, infine, nel dedalo di case del piccolo comune, non riesce ‘a perdonare' la vittima per quanto accaduto alle due sorelle. "Nessuno pensa alla vittima di abusi rimasta in vita – commentano altri – come avrebbe dovuto sentirsi ora che il suo abusatore di nuovo a piede libero?".

L'omicidio Ungureanu

Il delitto, peraltro ha riportato alla memoria anche l'omicidio della piccola Maria Ungureanu, morta annegata a 9 anni in una piscina di un resort a pochi chilometri da San Salvatore Telesino, dove abitava. Anche la piccola Maria era vittima di abusi cronici.

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