Bufera a Palazzo San Giacomo. Il Comune di Napoli si costituisce parte civile nei confronti dell'ex dirigente dei Cimiteri cittadini, Andrea De Giacomo, nell'ambito del processo penale sull'assegnazione della gara delle luci votive cimiteriali. De Giacomo è l'attuale amministratore unico della società partecipata Napoli Servizi. Si tratta dell'inchiesta concentrata sull'appalto andato poi alla società Selav, attualmente oggetto di un contenzioso tra la società e il Comune.

Il Municipio con la delibera 193 del 2 maggio scorso si è costituito parte civile nei confronti di Ciro Pastore, Andrea De Giacomo, Francesco Maria Illiano, Dario Matarazzo e Maria Teresa Giuliano, in vista dell'udienza che si terrà il 14 giugno prossimo, “per la tutela dei propri diritti – è scritto nella delibera di costituzione di parte civile – a ottenere, con l'affermazione della penale responsabilità degli imputati, che gli stessi siano condannati al risarcimento dei danni come per legge”. La delibera porta la firma dell'assessore all'Avvocatura Monica Buonanno e dall'avvocato generale Fabio Maria Ferrari, in base alla delibera del 2013 che ha stabilito i criteri generali per le costituzioni di parte civile.

E scoppiano le polemiche in consiglio comunale. Con il Movimento 5 Stelle che chiede l'immediata sospensione di De Giacomo dall'attuale incarico.

“In riferimento all'oggetto – scrivono in una lettera al sindaco i consiglieri pentastellati Matteo Brambilla e Marta Matano – e al procedimento penale che tra gli altri vede interessato anche un ex dirigente del Comune, oggi con incarico di vertice in una società partecipata, si rileva che la costituzione di parte civile, se da un lato può apparire come un atto dovuto, dall'altro, oltre a indicare che l'attività oggetto di indagine rappresenta grave nocumento per l'amministrazione comunale, sottolinea anche una carenza dell'indispensabile rapporto di fiducia che deve sussistere tra l'amministrazione e un suo dipendente, ancor più se questi riveste ruoli dirigenziali di rilievo”.

“Tanto premesso – concludono Brambilla e Matano – e fermo restando il principio di innocenza, appare opportuno che questa Amministrazione proprio a tutela della immagine sua e della Città disponga per lo meno la sospensione da ogni incarico del soggetto contro cui ci si è costituiti come parte civile nel giudizio in oggetto, e fino a conclusione del giudizio”.