in foto: Genny Cesarano

Finalmente, dopo un anno, sembra si sia giunti alla verità. Nessuna amicizia legata alla criminalità organizzata, nessun atto legato alla cosiddetta "paranza dei bambini", i gruppi armati di baby killer: a uccidere il 17enne Genny Cesarano, morto in un agguato il 6 settembre dello scorso anno nel Rione Sanità, a Napoli, sarebbero stati, per sbaglio, dei sicari del clan Lo Russo. A rendere noto questo retroscena, riportato dal quotidiano "Il Mattino", sono i verbali dell'interrogatorio proprio di Claudio Lo Russo, ex boss dell'omonimo clan e ora collaboratore di giustizia.

È proprio Lo Russo a spiegare il motivo della "stesa" avvenuta alle prime luci di quel mattino del 6 settembre del 2015 che costò la vita al giovane Genny. L'agguato armato sarebbe stato organizzato in fretta e furia per rispondere ad un'offesa subita qualche ora prima a Miano, territorio di competenza di Lo Russo, da parte del capoclan della Sanità Pietro Esposito, conosciuto nell'ambiente come Pierino. Doveva essere Esposito, quindi, il destinatario dei proiettili che invece raggiunsero Cesarano, morto per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il boss della Sanità morirà comunque poco tempo dopo, vittima di un agguato nello stesso rione a novembre.

"Come ho già detto era tempo che cercavamo di uccidere Pierino, si consideri che lui oltre a fare la stesa a settembre la notte in cui è morto Cesarano, in precedenza quando ero ancora detenuto, aveva sparato alle finestre di Giulio De Angioletti", rivela Lo Russo nelle pagine del verbale agli atti dell'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice e dal pubblico ministero Enrica Parascandolo. Come ritorsione a questa offesa fatta contro Lo Russo, capoclan della cosiddetta dinastia dei "capitoni", il boss ordina a un commando di killer di armarsi e di andare all'esterno di un circoletto del rione Sanità. Lì i killer sparano una decina di colpi: uno raggiunge e uccide il 17enne Cesarano, ennesima vittima innocente della camorra.