Gerardo Esposito, una delle vittime del crollo del ponte Morandi
in foto: Gerardo Esposito, una delle vittime del crollo del ponte Morandi

Quando si entra a casa di Gerardo Esposito la prima cosa che si nota è la foto di quattro ragazzi: Giovanni Battiloro, Antonio Stanzione, Matteo Bertonati e Gerardo, vittime del crollo del ponte Morandi a Genova. Il 14 agosto 2018, erano partiti da Torre del Greco per andare in vacanza prima a Nizza, dove Matteo aveva una casa, poi a Barcellona. A guidare, quando il viadotto crolla è Gerardo, classe '91. Sua sorella Rosa, quando ci accoglie, racconta di come la ricerca di un lavoro lo avesse portato anche all'estero. Dopo aver svolto diverse professioni, capì che la sua strada era nel settore marittimo.

Antonio Stanzione, Matteo Bertonati, Gerardo Esposito e Giovanni Battiloro
in foto: Antonio Stanzione, Matteo Bertonati, Gerardo Esposito e Giovanni Battiloro

Rosa non riesce a non piangere, quando parla di Gerardo. Una delle prime cose che racconta è che lo Stato, da quel giorno, li ha abbandonati. «Si è parlato degli sfollati, della demolizione del ponte, della ricostruzione quando ci sarà, ma dei ragazzi, delle 43 vittime, nessuno ne ha parlato». Quando chiude gli occhi il ricordo va al 17 agosto, giorno dei funerali celebrati a Torre del Greco. «I ragazzi meritavano la loro "festa" e dovevano stare qui nella loro città con tutti i loro amici, perché è questo che avrebbero voluto, festeggiare con i loro amici», spiega Rosa che aggiunge che era un dolore della comunità corallina e non dello Stato. «Non mi sembrava giusto che loro (lo Stato ndr) dovessero apparire. Anche perché quel giorno lì c'erano tutti, poi non abbiamo mai avuto una chiamata di cordoglio, mai nulla. Siamo stati proprio abbandonati».

Come sua cugina Erminia ha paura che il dolore non possa permetterle di spiegare chi fosse davvero Gerardo Esposito. Così, legge poche righe: «Gerardo si mostrava sempre disponibile nell'aiutare il prossimo senza chiedere nulla in cambio. Amava la sua famiglia, sua sorella Rosa e i suoi nipoti Ciro e Francesco». Poi alza lo sguardo e ricorda «è andato via guidando, perché quel giorno lì guidava lui. Venne a prendere la sua valigia, sempre in punta di piedi per paura che ci svegliasse e quel giorno non ci salutò. Non capitava mai che andasse via senza salutarci. Girò le spalle e andò via, dissi vabbè, tanto sono solo 10 giorni, noi eravamo molto legati. Il giorno dopo, alle 4:30/5:00, sentì dalla televisione che erano stati trovati i 4 corpi dei ragazzi di Torre del Greco, dissi spegnete la televisione non voglio sentire. Non ci credo, non è vero». Prima di salutarci Rosa spiega che il tempo si è fermato a quel giorno. «C'è solo dolore, viviamo ogni giorno, passano i giorni ma non ce ne rendiamo conto abbiamo soltato il cuore trafitto».