Una "matrioska urbanistica" così l'ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone definì i quartieri spagnoli di Napoli che si estendono su una superficie di 765.016 mq. e sono compresi tra il C. Vittorio Emanuele e Via Toledo, e il perché è facilmente intuibile. Qui la geografia urbana assume connotati unici e diversi dal resto della città, qui le vie sono così strette da essere dette "vicoli", qui le scale sono dette "rampe", le discese "calate" e le case sono dette "vasci" , qui non è insolito essere circondati da edicole votive ad ogni passo, vecchie chiese chiuse e coreografiche distese di panni che profumano di bucato e allo stesso tempo dagli odori di frittura e ragù napoletano che provengono dalle case quasi ad ogni ora.

L'origine spagnola.

Fu il viceré Don Pedro di Toledo nel 1536 a predisporre la costruzione dei quartieri spagnoli per ospitare le abitazioni destinate ai suoi soldati dirette sui fronti di guerra che erano di stanza a Napoli. Il popolo napoletano già di suo incline al vizio e all'infrangere le regole, trovò negli spagnoli degli ottimi alleati. C'è da aggiungere poi che la miseria e la fame erano ai massimi storici ai tempi e quindi non stupisce che i soldati iniziarono a frequentare le dimore delle "allegre" signorine partenopee, allargando notevolmente il giro di prostituzione. E tante sono le case chiuse ancora oggi esistenti che sono state poi tramutate ad altro uso. Ma c'è da dire che tra le varie abitazioni dei quartieri, alcune di esse ospitarono anche nomi illustri tra cui Eleonora Pimentel Fonseca che soggiornò a Palazzo Sifola in Via Santa Teresella degli Spagnoli 46, ospitando gli intellettuali rivoluzionari durante il periodo della cosiddetta Repubblica Partenopea.

Un set a cielo aperto.

Quello dei quartieri spagnoli è un set cinematografico a cielo aperto. E non a caso qui furono ambientati molti film famosi come “Matrimonio all’italiana” di Vittorio De Sica interpretato da Sofia Loren e Marcello Mastroianni tratto dalla commedia di Eduardo De Filippo “Filumena Marturano” , “Operazione San Gennaro” di Dino Risi, “Le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy.

I quartieri oggi.

Oggi i quartieri spagnoli sono stati ampiamente rivalutati e recuperati. Tra opere di Street Art, botteghe artigianali, taverne genuine dove mangiare specialità napoletane, teatri e spazi culturali, questa zona di Napoli sta rivivendo una nuova era in cui si cerca di spazzare via l'immagine di degrado e illegalità che per troppo tempo l'ha marchiata.