Il 7 ottobre del 1943, a mezzogiorno, una serie di esplosioni nel Palazzo delle Poste di Napoli scosse la città. Solo pochi giorni prima, la popolazione era insorta contro i tedeschi nelle Quattro Giornate (27-30 settembre), e la città partenopea stava vivendo l'evacuazione dei tedeschi che, incalzati dagli Alleati anglo-americani sbarcati a Salerno, stavano ripiegando verso la cosiddetta Linea del Volturno prima e poi verso quella linea Gustav che sarà sfondata solo nel maggio successivo. Tra la popolazione in rivolta e l'arrivo degli Alleati, i tedeschi compirono gli ultimi "colpi di coda" in piena ritirata, tra cui quello che alle Poste Centrali di Piazza Matteotti.

Era mezzogiorno quando una serie di esplosioni nella parte ovest del Palazzo, costruito negli Anni Trenta durante il Regime Fascista, fu interessato dalle esplosioni. Era il lato che ancora oggi affaccia su Piazza Carità: i boati furono tremendi, e causarono trenta morti ed un'ottantina di feriti. Molti i civili che caddero nell'attentato nazista: tra questi anche un bambino di due mesi, Beniamino Pinto, e diversi ragazzini tra cui Editta Pinto (13 anni) e Antonietta Galizia (11 anni). In totale, solo 14 vittime furono identificate: le altre 16 vittime accertate rimasero ignote, impossibili da identificare tali erano le condizioni dei loro corpi, straziati dalle esplosioni.

Secondo le ricostruzioni delle forze alleate, ad essere responsabili del massacro fu la 3a Compagnia del 60esimo Battaglione Motorizzato Pionieri dell'esercito tedesco, guidato dal capitano Leiter e dal tenente Lüdecke, il quale avrebbe posto alcune mine ad orologeria ad alto potenziale, nascoste dietro un falso muro appositamente strutturato nel seminterrato dell'edificio. Anche alcuni soldati statunitensi morirono nell'esplosione, tra cui alcuni soldati appartenenti al 2nd Army – Base Post Office ed il 505th Parachute Infantry Regiment dell'82nd Airborne Division, il cui comando era a circa 300 metri, nei locali della Questura. Gli ordigni avrebbero avuto un peso complessivo di oltre 900 chili, e tra le macerie fu rinvenuta anche una bomba d'aereo tedesca, forse nascosta tra le mine per "potenziare" le esplosioni, dal peso di 250 chili, come evidenziato dal rapporto del tenente Sinclair, del 43rd Bomb Disposal Section R.E. dell'esercito statunitense. Qualche polemica nacque nei giorni seguenti a causa di un errore di fondo: il 111th Engineer Regiment dell'esercito statunitense aveva infatti ispezionato il Palazzo delle Poste di Piazza Matteotti poco prima delle esplosioni, ritenendolo sicuro.