Era in prova ai servizi sociali, ma questo non gli impediva di continuare ad essere il capo degli estorsori del clan: è Giovanni Cesarano, considerato anche il braccio destro del boss Luigi Di Martino, detto "il profeta", attualmente in carcere a regime di 41 bis. C'è anche lui tra i venti arrestati questa mattina a Castellammare di Stabia dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata, che ha smantellato gran parte del clan Cesarano, particolarmente attivo nell'area tra Pompei, Scafati e Torre Annunziata. Ed era lui che, a telefono, impartiva gli ordini: "Oggi fai latte, alluminio e legno", si sente in una intercettazione. Un elenco che però era in realtà la lista degli imprenditori da taglieggiare, comunicata al suo braccio destro come una normale "lista della spesa".

Dalle indagini è emerso che il clan Cesarano avesse un canale preferenziale con il clan dei Contini, dal quale acquistava droga per poi rivenderla nel proprio territorio o rivenderla a clan alleati nella Piana del Sele, in particolare ai Pecorella-Renna. Questi ultimi, sempre dalle indagini, venivano usati come "picchiatori" quando qualcuno si rifiutava di pagare il pizzo, in un controllo del territorio che i magistrati hanno definito "pervasivo e asfissiante". Le indagini sono partite nel 2014, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli e sviluppata dal Gruppo di Torre Annunziata e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia, all'indomani dell'arresto di Nicola Esposito, detto ‘o mostro, che era stato il capo indiscusso del gruppo grazie al placet dello storico capoclan Ferdinando Cesarano (in carcere in regime di 41 bis), la "corona" era passata a Luigi Di Martino, detto ‘o profeta, all'epoca da poco tornato in libertà dopo anni di carcere.