Orfano di femminicidio è un'espressione coniata di recente per indicare quei bambini e quei ragazzi che sono stati privati di entrambe le figure genitoriali dall'uccisione della madre, per mano del padre. Orfani, senza il papà, in carcere e senza la donna che li ha messi al mondo, di cui resta solo una fredda lapide. Conny, poco più che ventenne, è una di questi. Suo padre Angelo è in carcere per aver tentato di uccidere sua madre a coltellate e la sua mamma, Maria Tino, sfuggita miracolosamente alla morte per quelle coltellate, è stata uccisa da Giuseppe, il compagno che le aveva salvato la vita chiamando i soccorsi e che quella vita ha deciso di togliergliela con un colpo di pistola un anno dopo. Un destino beffardo e tragicamente unico quello di Maria, vittima due volte, del quale resta a Dragoni, scenario dei fatti, un dolorosissimo ricordo, ma non solo quello. Restano i suoi figli, che oggi vivono nella casa di famiglia a pochi passi dalla panchina dove è stata uccisa. I suoi figli che oggi vivono soli, accuditi da zii e nonni, ma di fatto privi della vera guida di un genitore.

"Mi manca", dice oggi, nel giorno della festa della mamma la dolce Conny, due occhi verdi trasparenti e lontani e il sorriso di chi alla vita non vuole concedere anche la propria resa. "Devo andare avanti – ha detto in una lunga intervista Fanpage.it. (VIDEO), – devo farlo per lei, glielo devo. Eppure so che il mio sarà un futuro difficile, perché dovrò fare ogni scelta da sola, senza di lei. Mi mancano soprattutto i nostri litigi, perché erano una spinta a migliorare, a crescere". "Mio padre?" dice dell'uomo che ha quasi ucciso sua madre. "Non so se lo perdonerò, la rabbia è tanta". Conny non ama parlare di suo padre, ma si scioglie in una splendida risata quando ricorda il buonumore di mamma Maria, pur con tutte i sacrifici ai quali l'aveva costretta la sua situazione domestica. "Era una bravissima sarta, ci cuciva i vestiti e per noi provarli era ogni volta un divertimento: era come una sfilata, con lei che prendeva le misure e tutti i dettagli. Mi ha cucito anche l'abito dei miei diciotto anni, diceva che con quel vestito ero una principessa", ricorda Conny.

"Che cosa le direi oggi? Che le voglio tanto, tantissimo bene e che mi manca. E che mi dispiace, mi dispiace non averle dato appoggio". Dopo la fine del matrimonio e il tentato omicidio Maria, infatti, aveva intrapreso la relazione con Giuseppe, l'uomo che l'avrebbe uccisa, una relazione osteggiata in ogni modo dalla famiglia. "Forse se l'avessi appoggiata, se avesse avuto spazio per parlare con noi, forse…" rimugina oggi, dopo due anni. "Lo so che quello che è successo non è dipeso da me", ammette "ma questi pensieri ti vengono, soprattutto ora. Perché, riflette, il brutto non viene subito, ma quando passa il tempo". Oggi dopo due anni, Conny, vittima degli eventi insieme a sua madre, lotta ancora con questi sentimenti. Sa che fuori il mondo sarà più scuro e freddo senza il sorriso della sua mamma. Il mondo, invece, sa a malapena di lei, e degli altri duemila orfani di femminicidio che negli ultimi quindici anni hanno affollato le pagine di cronaca.