Don Silverio Mura
in foto: Don Silverio Mura

Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli, quartiere alla periferia Est di Napoli, è accusato di aver abusato sessualmente di almeno due bambini quando insegnava religione in una scuola media del quartiere circa 30 anni fa. Il tribunale ecclesiastico dell'arcidiocesi di Milano, chiamato a giudicare sul caso, ha assolto il sacerdote napoletano. Così fa sapere in una nota l'avvocato Stefano Bartone, legale del don. L'assoluzione è arrivata al termine di una istruttoria iniziata ben quattro anni fa.

Una delle vittime ha denunciato gli abusi subiti in adolescenza da Don Mura e ha raccontato il caso a Papa Francesco, che nel corso di un incontro lo aveva rassicurato: "Vai avanti, tranquillo e con coraggio, io sono stato informato. Io cercherò di parlare con il sostituto per vedere questo problema. Vai avanti, Dio la benedica". A seguito della pubblicazione dell'audio dell'incontro sul nostro giornale, la curia aveva comunicato che il caso sarebbe stato esaminato dal Tribunale Ecclesiastico di Milano, che oggi ha decretato l'assoluzione del parroco.

Terribile la ricostruzione dei comportamenti tenuti da Don Mura da parte di un'altra presunta vittima del parroco di Ponticelli, che che decise di raccontare a Fanpage.it tutta la sua storia in una lunga intervista. I fatti si svolsero, secondo il racconto della vittima, nel 1988: "Don Silverio mi portò nella sua stanza, chiuse la porta e vi sistemò davanti una poltrona pesante, così che se qualcuno avesse provato a entrare, essendo sprovvista di chiave, sarebbe rimasto bloccato. Si sdraiò sul lettino, io ero sulla poltrona. “Vieni a sederti qui vicino a me”, mi disse. Iniziò a toccarmi. Io ero a disagio, rigido, impietrito, non capivo cosa stesse succedendo, ma restai letteralmente sconvolto quando mi baciò in bocca. Lui capì che ero sotto choc e per calmarmi mi disse: “Stai tranquillo, lo faccio perché ti voglio bene”. "A volte pretendeva di avere con me rapporti orali, diceva che il mio seme gli curava il mal di stomaco, che ne aveva bisogno. Ricordo che mi regalò perfino una moto (che mi indusse a guidare senza patente), per placare la mia angoscia".