Quindici persone rinviate a giudizio ad Ercolano, nella maxi inchiesta della Procura di Napoli su corruzione e turbativa d'asta nelle gare d'appalto per la caserma dei carabinieri di Ercolano e per il restyling di Villa Campolieto. Tra i quindici rinviati a giudizio c'è anche l'ex sindaco Luisa Bossa, già deputata per il Partito Democratico e membro della Commissione Antimafia, ma anche altri politici, imprenditori e funzionari della città vesuviana.

L'inchiesta della Procura di Napoli, coordinata dai pubblici ministeri Celeste Carrano e Valter Brunetti era partita nel 2014: nel mirino, i lavori per la caserma dei carabinieri di corso Resina ed il restyling di Villa Campolieto, storica villa lungo il "Miglio d'Oro" (così chiamato perché costellato di ville nobiliari che, di fronte al mare, si trovavano lungo il rettilineo all'epoca conosciuto come Regia Strada per le Calabrie) appartenuta un tempo ai duchi di Casacalenda ed oggi centro di studi ed eventi. In passato, la stessa Villa Campolieto divenne nota per alcuni film come "Operazione San Gennaro" di Dino Risi e per lo sceneggiato televisivo "Il cappello del prete" di Sandro Bolchi, dove appare ancora non restaurata.

Le accuse per i quindici sono molteplici: dalla corruzione alla turbativa d'asta, passando per abuso d'ufficio. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, l'appalto per la restaurazione di Villa Campolieto su assegnato ad un consorzio a cui apparteneva una cooperativa archeologica nella quale lavorava uno dei figli della stessa Bossa, che deve così rispondere del reato di turbativa d’asta e di traffico di influenze. Oltre a Luisa Bossa (sindaco dal 1995 al 2005 per PdS, DS ed infine PD), figurano altri nomi del panorama politico ercolanese tra i rinviati a giudizio: tra questi, Vincenzo Strazzullo (PD), sindaco dal 2010 al 2015, ed il suo vice Antonello Cozzolino, assieme all'allora assessore ai lavori pubblici Salvatore Solaro e quello della legalità Ferdinando Pirone, nonché i due ex consiglieri Pasquale Romano (PD) e Raffale Simeone (PdL). Rinviato a giudizio anche Paolo Romanello, all'epoca direttore della Fondazione Ente Ville Vesuviane.