Indagato per concussione il giudice anticamorra Vincenzo D'Onofrio: il procuratore aggiunto di Avellino è coinvolto nella medesima indagine che riguarda l'ex capo degli ispettori del Ministero della Giustizia Andrea Nocera, al quale viene contestata anche la corruzione in concorso. Per la medesima accusa, sono coinvolti anche l'ex senatore di Forza Italia Salvatore Lauro (ischitano ed armatore noto per essere il figlio di Agostino Lauro, fondatore dell'Alilauro e che proprio al padre subentrò nel 1989), nonché Salvatore Di Leva, anch'egli armatore. Proprio sul cellulare di quest'ultimo gli inquirenti, durante l'indagine principale, hanno infiltrato un virus "trojan" (i cosiddetti virus "cavallo di troia", ovvero file apparentemente innocui ma che una volta aperti "iniettano" il virus vero e proprio) che ha permesso loro di intercettare una conversazione ritenuta fondamentale per il proseguo delle indagini.

Per competenza, gli accertamenti su Vincenzo D'Onofrio sono stati passati a Roma: le indagini hanno riguardato una presunta pressione esercitata sull'armatore di Leva da parte di D'Onofrio affinché riparasse una barca usata per le gite nel Golfo di Napoli e di proprietà di Pasquale D'Aniello, vicesindaco di Piano di Sorrento. Nella stessa indagine risulta coinvolto anche un ufficiale della Guardia di Finanza, Gabriele Cesarano. Vincenzo D'Onofrio, tra l'altro candidato nei prossimi mesi per il ruolo di reggente nella Procura di Avellino, ovvero quando l'attuale capo Rosario Cantelmo lascerà la conduzione dell'ufficio per raggiunti limiti di età (nel 2020 Cantelmo compirà infatti 70 anni), è persona molto stimata nell'ambiente giudiziario, e volto noto delle inchieste anticamorra, tanto da essere stato tra i principali artefici delle indagini che portarono, tra l'altro, allo smantellamento del clan Sarno, ad inizio anni Novanta uno dei clan più potenti di Napoli.