Si conclude, dopo quattro anni, la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti cinque operai dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, nella provincia di Napoli. La Corte di Cassazione ha infatti dato il via libera al licenziamento degli operai che, durante due sit-in svoltisi nello stabilimento nel giugno del 2014 avevano inscenato il funerale di Sergio Marchionne, amministratore delegato dell'azienda, esponendo davanti ai cancelli della fabbrica un fantoccio con la foto del dirigente Fiat e una bara, a voler inscenando il funerale di Marchionne. La Cassazione ha così dato il via libera ai licenziamenti, ritenendo "travalicati i limiti della dialettica sindacale".

Gli operai -che protestavano contro la cassa integrazione – furono già licenziati dall'azienda, che usò il pugno duro, poco dopo i fatti contestatigli. Anche il Tribunale del Lavoro di Nola aveva dato ragione alla Fiat, confermando i licenziamenti. La sentenza della Corte di Appello, però, aveva ribaltato il risultato, disponendo il reintegro dei cinque dipendenti. La Suprema Corte di Cassazione, oggi, ha messo la parola fine alla querelle, sancendo il definitivo licenziamento degli operai.

Licenziato anche Mimmo Mignano, leader delle lotte operaie a Pomigliano

Tra i cinque operai licenziati c'è anche Mimmo Mignano, sindacalista e leader di tante battaglie per i lavoratori Fiat cassintegrati di Pomigliano d'Arco. Per protestare contro i licenziamenti, nel 2016, due anni dopo quel fantoccio e quel finto funerale, Mignano era salito su una delle ciminiere dell'ex Italsider di Bagnoli proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica e per focalizzare l'attenzione sulla vicenda.