La banda di spacciatori collegata al clan Orlando di Marano, smantellata col blitz dei carabinieri di oggi, 5 febbraio, aveva ramificazioni fino al basso Lazio e in Sardegna. Una partita di droga destinata al mercato sardo, però, era sparita. Era custodita in casa di un complice di uno degli arrestati, ma qualcuno aveva fatto irruzione e l'aveva rubata. E ora l'uomo, che di quel carico era comunque responsabile, temeva di venire ucciso. La circostanza risale al 2017, emerge dall'ordinanza che ha portato ai 24 arresti eseguiti oggi dai militari di Marano.

La prima telefonata intercettata è del 27 novembre 2017. Francesco Verderosa è al telefono con il complice. "Mi stanno portando in ospedale perché non mi sento bene", dice. L'altro cerca di calmarlo, gli dice che sta cercando di risolvere la situazione parlando con altra gente, ma Verderosa insiste: "Mi sento male, mi uccidono". Teme che, dopo la sparizione della partita di droga che era sotto la sua responsabilità, da Marano possa arrivare la ritorsione, e la soluzione potrebbe arrivare soltanto consegnando al gruppo la testa di chi ha rubato gli stupefacenti. E forse nemmeno quello sarebbe sufficiente.

I due cercano di ricostruire quello che è successo e parlano del ragazzo che conosceva il nascondiglio, che diventa l'unico sospettato. "Mi ha sfondato tutta la finestra, la porta – dice il complice – hanno buttato tutto per terra". Ma il ragazzo sospettato è irrintracciabile e i due sanno che il gruppo non vorrà sentire ragioni: o dovranno trovare la droga rubata, o dovranno pagarla. Verderosa è così disperato che, pur di non affrontare la banda, sarebbe disposto a farsi arrestare.

Finalmente il complice riesce a parlare col presunto ladro, e lo avvisa: "Io ti sto solo avvisando, o porti la borsa… se la vuoi risolvere come dico io allora tutto a posto, non è successo niente, se no… prenditi le conseguenze. Io non minaccio nessuno. Tu sei entrato in casa mia perché solo tu lo sapevi". E, poco dopo, aggiunge: "Adesso stanno scendendo i Mujadin". Si riferisce agli altri componenti della banda, pronti a partire da Napoli.

Poi Verderosa chiede a un altro ragazzo, sardo, di fargli trovare "due ferri", due pistole, dicendogli di rivolgersi ai suoi parenti "oppure agli zingari", perché lui, arrivando in aereo, non avrebbe potuto portare armi. "Se vengo in Sardegna – dice – o mi porto la borsa indietro o sul telegiornale deve uscire il ragazzo morto a terra. Due cose si possono fare. Ora dobbiamo solo vedere quale".

Successivamente l'arrestato riesce a parlare direttamente col ragazzo accusato del furto, ma lui nega di essere coinvolto. "Hai fatto un patto con la morte – gli dice – stiamo partendo 2 macchine da Napoli. Cominciamo dal bambino più piccolino, il figlio più piccolino. Fin quando sei in tempo, prendi la borsa e portala indietro".