Una risposta ad un agguato, o un nuovo raid per affermare la propria presenza e guadagnare spazio. Si indaga sul raid di stanotte, nel rione San Gaetano di Napoli, ma al momento non c'è ancora una chiave di lettura univoca. La svolta arriverà nelle prossime ore, quando si capirà a chi era rivolta la bomba carta che è stata fatta esplodere davanti a una palazzina di via Teano e che ha danneggiato oltre agli scalini dello stabile anche sei automobili parcheggiate.

La sparatoria, avvenuta subito dopo, sempre intorno alle 4 del mattino nella notte tra il 16 e il 17 giugno, sarebbe collegata. Probabilmente sarebbero state le stesse persone, durante la fuga, a esplodere una cinquantina di colpi nella vicina via Sorrento. Hanno sparato con armi automatiche, come delle mitragliette. I bossoli erano in una porzione ristretta di strada, e questo significa che non si è trattato di una "stesa", non hanno sparato mentre scappavano: si sono fermati e hanno cominciato con le raffiche. La mole di fuoco non è un particolare di secondo piano: significa voler dimostrare di avere a disposizione armi e munizioni, di essere pronti a difendersi o attaccare in guerra aperta.

Nuovi gruppi criminali vogliono prendere il posto dei Lo Russo

I sospetti si concentrano su un nuovo gruppo criminale che si starebbe formando sulla zona e che vorrebbe mettere le mani su quello che fino a qualche mese fa era il regno dei Lo Russo, che in queste zone hanno guidato la criminalità organizzata per decenni. Col pentimento degli ultimi capi si è creato un vuoto di potere e quindi la possibilità di emergere per quei vecchi gregari che intorno alla cosca hanno gravitato e che potrebbero volere adesso un ruolo da protagonista nella spartizione della torta di estorsioni e traffico di droga. Capitolati i Lo Russo, anche i diretti successori, i Nappello, sono stati decimati da arresti ed agguati. Restano i cani sciolti, quelli che un tempo erano fedelissimi dei clan e che adesso scalpitano per prendere il posto dei vecchi boss.

L'ipotesi: nella faida di Miano anche il ferimento del figlio del boss pentito

In questo contesto si collocherebbe anche il ferimento di Luigi Torino, il figlio dell'ex boss ora pentito Salvatore Torino, colpito da due pallottole nella serata del 13 giugno. Ai centralini delle forze dell'ordine era arrivata prima la segnalazione di una sparatoria in via Marsala, che è una perpendicolare di via Teano. Sul posto, però, la polizia non aveva trovato riscontri. Poco dopo, una seconda segnalazione: colpi di arma da fuoco nel rione San Gaetano.

Questa volta gli agenti avevano trovato una pistola nascosta in un tombino, quattro bossoli a terra e un Liberty risultato rubato. Negli stessi minuti era arrivato al Pronto Soccorso del Cardarelli Luigi Torino, con una ferita da arma da fuoco a un polpaccio e una all'addome: aveva detto di essersi ribellato a un tentativo di rapina sul corso Secondigliano.

La zona è la stessa, i tempi sono ridotti. Impossibile andare avanti con le indagini senza ipotizzare un collegamento tra l'episodio del 13 giugno e quello più recente, della notte tra il 16 e il 17 giugno. La bomba e la sparatoria di stanotte potrebbero essere una risposta a quell'agguato o la prosecuzione della strategia criminale di chi sta assaltando la zona che fu dei Capitoni partendo da una delle roccaforti del clan.