«Chi tene ‘a mamma è ricche e nunn ‘o sape» , è ricco e non lo sa, recita una bella poesia di Salvatore Di Giacomo. La prima domenica dopo la Fase 2 a Napoli è coincisa con la Festa della Mamma e col dilemma del Coronavirus: andare o non andare a casa dei genitori? Chi li ha ancora in vita ha dovuto scegliere se omaggiare la madre come si fa tradizionalmente, ovvero andando a casa a trovarla, facendosi preparare il ragù della domenica e portando il classico mazzo di fiori. Ma tanti oggi, a Napoli come altrove, hanno deciso di "levare mano", di limitarsi alla telefonata, di evitare la rimpatriata familiare di congiunti. Niente assembramento nella casa materna: senza figli nipoti e pronipoti ridotte al minimo le possibilità di contagio.

Tante le storie commoventi: il medico che lavora in Pronto soccorso e pur non essendo esposto direttamente al Covid-19 decide che è meglio continuare a evitare il pranzo domenicale. Chi decide per la ‘toccata e fuga' con mascherine («mammà, mo' che salgo mettiti la mascherina!». Trilli di cellulare, suoni di citofono, sferragliare in cucina: caccavelle e recipienti di plastica da consegnare al figlio o alla figlia. C'è anche chi è fuori Campania e opta per la videochiamata.

Nel frattempo, per i più fortunati, mammà ha già fatto il ragù e fritto le mulignane a fungetiello più veloce del miglior ristorante d'asporto. Per molti ci sono i nipotini da salutare con la videochiamata: «Ci vediamo presto a nonna!», fiori da mettere nell'acqua, profumi, foulard, qualche figlio più ansioso ha portato altre mascherine nella casa materna, puntualmente rifiutate: «Ma non sto uscendo, che me ne devo fare!» . La Festa della Mamma è andata così, una chiacchiera e un po' di malinconia. «L'anno prossimo andrà meglio». Sì, andrà meglio.