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Opinioni
30 Dicembre 2019
12:03

La Napoli greca in 3D: l’antica Neapolis ricostruita in un video

La Napoli greca torna a rivivere in 3D: la ricostruzione di Marco Mellace sul proprio canale YouTube. Si tratta della ricostruzione dell’antica città fondata dai greci, con il fiume Sebeto a delinearne i confini ed il monte Vesuvio, non ancora squarciato dalle eruzioni e diviso dal monte Somma, ben visibile sullo sfondo.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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La Napoli greca torna in vita, anche se soltanto in 3D. Si tratta di un progetto realizzato da Marco Mellace, giovane di Ladispoli, che sul suo canale YouTube si è dedicato alla ricostruzione dell'antica Neapolis, con un lungo filmato di quasi 12 minuti che ritrae, nei dettagli, la pianta di quella che fu la "città nuova" fondata dagli esuli di Partenope, quei greci di Cuma che avevano fondato sul Monte Echia la città centinaia di anni prima, arrivati dall'Eubea e portando anche in Campania il seme della civiltà ellenica. Proprio in questi giorni, tra l'altro, la città ha compiuto il suo tradizionale "compleanno" (leggenda vuole, infatti, che venne proprio il 21 dicembre del 475 avanti Cristo, quasi 2.500 anni fa).

Dalle immagini del video, si può vedere tutta la parte "storica" della Napoli greca: ovvero, quella racchiusa dai due rami del Sebeto, il fiume di Napoli oggi interrato, e circondata dai boschi, prima che iniziasse "l'espansione" fuori le mura. Anche il Vesuvio appare "integro", prima cioè delle eruzioni che lo spaccarono generando il monte Somma. Manca, ovviamente, anche la zona dell'isolotto di Megaride, che fa parte tradizionalmente dell'antica Partenope. Del resto, i "confini" della città sono da sempre oggetto di discussioni tra gli storici: la stessa Herculaneum, oggi Ercolano, viene considerata da molti la parte "residenziale" della greca Neapolis, mentre per altri era una città vera e propria che si sviluppò autonomamente dall'antica Napoli. Si vedono, nel filmato, anche i templi di Partenope e di Ebone, l'agorà, il Pritaneo (la sede del "sacro fuoco" cittadino), e naturalmente i riconoscibilissimi Decumani, ancora oggi ben visibili nell'architettura partenopea.

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