Le mascherine FFP3, quelle più adatte ad evitare il contagio da Coronavirus sono introvabili in Campania, così come le FFP2 (quelle di solito usate per le polveri sottili) e le mascherine FFP1, le chirurgiche, le più semplici. Chi le trova è costretto a pagarle 6, 10 addirittura ci sono casi di acquisti a 20 euro per un dispositivo di protezione individuale che si può usare per massimo 8 ore e che di solito all'ingrosso non costa più di 1 euro. Una speculazione, non si può chiamare in altro modo. Ieri il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha spiegato, non senza polemizzare, che forniture destinate alle Asl regionali sono state requisite dalla Protezione Civile nazionale e destinate lì dove c'è enorme bisogno. Ma c'è bisogno di mascherine antivirus, di guanti, di tute, di mascherine anche in molti ospedali della Campania, dove aumenta il numero di medici, infermieri e operatori socio sanitari contagiati da Covid19

Ricordate Napoli Milionaria, con Amalia che si mette a fare la borsa nera finquando poi non finisce per aver bisogno lei stessa di qualcosa? E i commercianti-camorristi Solara dell'Amica Geniale, pronti a speculare sul bisogno altrui? È un attimo a tornare così.  

Ci sono le eccezioni. Ieri una farmacia del Vomero in silenzio ha donato decine di maschere protettive alla polizia. Ma in questi giorni la Guardia di Finanza sta trovando l'ira di dio, soprattutto in provincia: giovedì sequestrate in un magazzino di San Nicola La Strada, nel Casertano, 1.300 mascherine medicali pronte ad essere immesse sul mercato locale, prive di ogni marchio. A Trentola Ducenta le finte mascherine di stoffa prodotte artigianalmente e inutili, vendute a caro prezzo. Quello dei ‘pezzotti' è un mercato enorme. In una sartoria di Dragoni, sono state rinvenute e sequestrate 51 mascherine realizzate a mano dalla titolare che le vendeva a 7 euro cadauna. Sapete a cosa servono ? A niente. Anche in questi ultimi casi i titolari degli esercizi commerciali sono stati denunciati per frode in commercio.   A Casavatore e a Giugliano, zona Nord del Napoletano, mascherine illegali sotto sigilli. E a venderle erano delle parafarmacia. Non parliamo poi degli igienizzanti gel, simil-Amuchina, schizzati a prezzi da caviale Beluga. Perfino l'alcool denaturato è introvabile, perfino la candeggina scarseggia. E i prezzi sono immediatamente aumentati nei negozi.

La Finanza ci spiega che gli sforzi operativi «per assicurare un presidio di sicurezza e di legalità economica in questo particolare momento di emergenza sanitaria» puntano soprattutto a questo: da una parte ostacolare l'illecito commercio con fini speculativi  di materiale rivenduto a prezzi aumentati in maniera ingiustificata, dall'altra arginare chi produce materiale mettendolo in vendita con messaggi ingannevoli, millantando caratteristiche e proprietà inesistenti.

E poi ci sono quelli che marciano sui tamponi. Ci sono in Campania 3 luoghi in cui si può effettuare il tampone che rivela la positività al Coronavirus: l'ospedale Cotugno di Napoli, l'ospedale  Moscati di Avellino, l'ospedale Ruggi di Salerno. Sono centri autorizzati che si muovono secondo protocollo ufficiale dell'Istituto superiore di Sanità. Non ce ne sono altri, nemmeno privati. Eppure c'è chi specula e imbroglia: un essere vergognoso offriva sul web esami del sangue a 120 euro per scoprire la presenza del coronavirus. Lo ha scoperto dall'Asl Napoli 2 Nord che insieme ai carabinieri ha "bloccato" un centro diagnostico del Napoletano. Con un post sul web, prontamente rimosso, si pubblicizzava l'esame, non un tampone, "effettuabile in Campania esclusivamente all'Ospedale Cotugno", in grado di far sapere se il soggetto era o meno entrato in contatto con la malattia.

Infine, i magliari del porta-a-porta: chi truffa anziani o persone più deboli millantando con sanificazione, igienizzatori, aspirapolveri super e affini di poter eliminare il virus manco fosse un acaro della polvere. «Hadda passa' a nuttata» diceva Gennaro Jovine alla moglie regina della borsa nera. E speriamo passi in fretta, ancora una volta, senza imbruttirci più di quanto non sia già accaduto. Aveva ragione Eduardo che andava predicando: «La guerra non è mai finita».