Opinioni
11 Giugno 2020
17:55

La storia degli agenti indagati per tortura al carcere di Santa Maria Capua Vetere

Dalla rivolta nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dello scorso 6 aprile fino agli avvisi di garanzia per violenze perpetrate nei loro confronti da parte di alcuni agenti, passando per le indagini condotte dalla locale Procura della Repubblica. Cosa sappiamo sulla vicenda che, questa mattina, ha fatto registrare tensioni tensioni all’esterno del carcere, dove gli agenti hanno protestato sui tetti.
A cura di Valerio Papadia
Immagine di repertorio
Immagine di repertorio

La tensione era alta questa mattina al carcere di Santa Maria Capua Vetere, nella provincia di Caserta. I carabinieri si sono presentati all'esterno della casa circondariale per consegnare gli avvisi di garanzia, prima che cominciassero il turno, agli agenti coinvolti nell'inchiesta della locale Procura della Repubblica su violenze che sarebbero avvenute ai danni dei detenuti all'interno del carcere dopo la rivolta dello scorso 6 aprile. Sono 44 in totale gli agenti oggetto dell'indagine: tra i reati contestati ci sarebbe anche quello di tortura, un'accusa pesante. Eppure, gli agenti, così come il leader della Lega Matteo Salvini, intervenuto in loro difesa, affermano di aver soltanto posto fine alla rivolta dei detenuti, che ha causato danni ingenti alla struttura carceraria; il leader del Carroccio si è anche recato all'esterno del carcere per incontrare i poliziotti. Intanto, questa mattina, dopo la tensione, alcuni agenti sono saliti sul tetto della prigione per protestare.

La rivolta e le indagini partite da una foto

Il 6 aprile scorso, in pieno lockdown per l'emergenza Coronavirus, circa 150 detenuti, preoccupati proprio per un eventuale rapido contagio all'interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere, hanno rubato le chiavi di sei sezioni e le hanno occupate, sfasciandole e costringendo gli agenti a lasciare le aree. Soltanto a notte fonda, la Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere del Casertano, era riuscita a far rientrare la rivolta e a ripristinare la calma.

Qualche giorno dopo i fatti, Pietro Ioia e Samuele Ciambrello, rispettivamente Garante per i detenuti di Napoli e per la Campania, insieme all'associazione Antigone, avevano denunciato le violenze. In particolare, era stata pubblicata una foto di un detenuto di Casoria, nel Napoletano, un uomo di 41 anni appena uscito dal carcere di Santa Maria Capua Vetere, che sulla schiena riportava i segni di quelli che potevano essere colpi di manganello, oppure calci.

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