La Terza Classe (ph Riccardo Piccirillo)
in foto: La Terza Classe (ph Riccardo Piccirillo)

C'è una band napoletana che con il suo folk bluegrass ha conquistato una certa notorietà nei circuiti americani, là dove il genere è nato. Si chiama La Terza Classe ed è formata da Enrico Catanzariti  (batteria/voce), Pierpaolo Provenzano (chitarra acustica/voce), Rolando "Gallo" Maraviglia (contrabbasso/voce), Alfredo D'Ecclesiis (armonica/voce) e Corrado Ciervo (violino). Dopo un successo costruito in otto anni di vita, la band campana tenta il salto e lo fa andando direttamente oltreoceano, tra Canada e Stati Uniti, dove nel tempo ha costruito solidi rapporti e anche un po' di pubblico ("Grazie ai nostri contatti abbiamo iniziato a porre le basi per mettere un piede stabile nel mercato musicale nordamericano" hanno raccontato a Fanpage.it). Prima della partenza, però, La Terza Classe saluterà il pubblico napoletano con un concerto evento che si terrà l'1 febbraio all'ex Asilo Filangieri, accompagnati da tantissimi ospiti. Con loro sul palco, infatti, ci saranno artisti come Dario Sansone, Claudio Gnut, Ars Nova Napoli, Blindur (Massimo de Vita, Michelangelo Bencivenga, Carla Grimaldi), Fabiana Martone, Ciro Riccardi, Damiano Davide, Luca Di Lorenzo, Andres Balbucea, Alessandro De Carolis, Raffaele Pastore, Marcello Smigliante Gentile, Amedeo Russo, Cosimo Gargiulo, Rubina della Pietra, Maria Grazia Passariello e Vittoria Padula.

La Terza Classe torna in Canada: cosa vi porta lontano dall'Italia?

Direi, innanzitutto, la nostra musica internazionale. È la musica che ci alimenta l’ambizione e la voglia di scoprire sempre nuovi scenari. In Nord America abbiamo trovato un nuovo pubblico e un nuovo mercato che ha accolto noi e la nostra arte come se fossimo già di casa. In Canada siamo atterrati per la prima volta a settembre per esibirci al Contact East Music Conference 2019 che si è tenuto a Charlottetown (Prince Edward Island). Qui abbiamo sviluppato conoscenze di importanza cruciale che ci hanno permesso di stabilire un primo contatto con la scena musicale canadese. Due mesi più tardi, nel mezzo del nostro tour statunitense, siamo volati nuovamente a Toronto per incontrare alcuni alti esponenti dell'industria discografica, tra i quali il presidente di una nota major ed un'artista canadese di fama internazionale.

La scelta di andarsene un po’ all’estero non è nuova, Oltreoceano avete contatti e fan. Cosa sperate possa succedere in questo 2020?

Il 2019 è stato un anno fantastico e ricco di esperienze oltreoceano; quest’anno lavoreremo per metterle a frutto nel migliore dei modi. Grazie ai nostri contatti abbiamo iniziato a porre le basi per mettere un piede stabile nel mercato musicale nordamericano. Tra i progetti discussi vi è quello di trasferirsi per un periodo di tempo indefinito a Toronto o a Nashville, mettere in piedi una tournée in Canada, partecipare a importanti festival americani in estate/autunno, e abbiamo cominciato a pensare, soprattutto, alla produzione di un nuovo disco per il mercato internazionale.

Non potevate andarvene senza salutare, ovviamente. E per farlo avete chiamato un po’ di amici. Cosa succederà all’ex Asilo Filangieri il prossimo 1 febbraio?

L’evento all’Asilo è stato messo su con lo scopo di regalare al pubblico della nostra città uno dei più grandi concerti che abbiamo mai organizzato. Raduneremo sul palco tutte le realtà musicali che ci hanno affiancato in questi anni di intensa attività musicale. Tutti gli artisti (più di 20!) che abbiamo invitato, si esibiranno in vesti “inedite”, prestando il loro talento e i loro strumenti al nostro repertorio musicale; il risultato sarà un’esplosione di musica folk che farà ballare e divertire: più di due ore di musica live e colpi di scena uno dietro l’altro! Insomma, sarà davvero una #Grande Festa!

Questo concerto è l’ennesima conferma di una scena napoletana variegata e molto unita…

Noi abbiamo sempre sostenuto che Napoli può vantare un bacino di talenti musicali unico al mondo e, anche se affrontiamo stili musicali differenti, siamo tutti figli della stessa tradizione, e portiamo con noi un’energia unica che ci distingue da molti musicisti di altri paesi. Gli amici che hanno aderito al nostro appello sono tutti artisti incredibili, e arrangiare il concerto con loro è stato puro piacere e divertimento.

In pochi anni – sono otto dalla nascita della band – vi siete tolti molte soddisfazioni. Qual è stata la più grande?

Non saprei dire di preciso, forse l’aver suonato in uno dei templi moderni della musica folk, quale è il Bluegrass Underground, di fronte ad un pubblico di migliaia di persone e aprendo per artisti di fama internazionale: un’opportunità, questa, che normalmente non viene data neanche alle band emergenti americane.

Napoli vi ha dato soddisfazioni o poteva darvi di più? Insomma, c’è più contentezza o amaro in bocca?

Le strade di Napoli ci hanno fatto nascere e, seppur con varie difficoltà, ci hanno dato tutti gli strumenti necessari per poter crescere e migliorare come band: per questo motivo saremo sempre riconoscenti alla nostra città e al suo pubblico. Purtroppo, però, il mercato musicale napoletano ci ha da subito posto i suoi limiti per poterci affermare seriamente a livello nazionale o internazionale; la carenza di mezzi economici e di strutture adeguate non permettono a molti musicisti di poter vivere della loro arte. Ma a noi è servito sempre a poco lamentarcene, l’importante è esserne consapevoli e cercare di trovare comunque la propria strada…

Cosa significa avere pubblico anche all’estero per voi? E suonare il folk-blues nella terra dove il genere è nato? Perché, si sa, un giro negli Stati Uniti l'avete già fatto e, immagino, lo rifarete…

Per noi andare oltreoceano significa andare incontro ad opportunità infinite, ogni viaggio è un’avventura diversa e non sappiamo mai realmente cosa aspettarci ogni volta che partiamo. Mai ci saremmo immaginati, anni fa, che il pubblico americano avrebbe reagito così bene alla nostra musica, e ancor meno avremmo pensato di costruirci una carriera lì! Tutto ciò ha per noi un valore immenso e genera sentimenti di soddisfazione difficili da descrivere a parole… ad ogni modo continueremo a portare con orgoglio il nostro folk made-in-Naples in giro per il mondo.