Simon Gautier
in foto: Simon Gautier

Cinque domande. Sono quelle poste da Dominique Gautier, padre del giovane Simon, l'escursionista francese morto nel Cilento ed il cui corpo è stato ritrovato solo dopo dieci giorni dalla sua scomparsa. Cinque domande poste ai pm che stanno cercando di fare chiarezza sulla morte del giovane, ritrovato in una scarpata e, dall'esito dell'autopsia, morto poco dopo la caduta stessa e dopo la telefonata che era riuscito a fare ai soccorsi.

Domande che l'uomo ha scritto su un foglio e consegnato ad Antonio Ricci, il procuratore di Vallo della Lucania, e riportate quest'oggi da Repubblica. "Perché, dove, come e a che ora è morto Simon? Perché la telefonata al 118 non ha permesso di geolocalizzarlo? Perché il 118 non l'ha aiutato a geolocalizzarsi da solo? Perché il 118 ha chiuso la telefonata? Perché i soccorsi sono stati mobilitati con grande ritardo?". Domande più che legittime da parte di un padre che ha perso il giovane figlio, e che ora chiede solo giustizia per lui. Alcune di queste, tuttavia, sembrerebbero già avere una risposta, anche se la verità processuale è ancora lontana dallo stabilire colpe e dinamiche della vicenda. La cui conclusione tragica sarebbe stata conosciuta praticamente per caso: domenica sera, mentre speravano fosse ritrovato vivo, la notizia del ritrovamento del corpo era arrivata dal telegiornale, senza che nessuno lo avesse informato prima.

L'autopsia eseguita ieri nell'ospedale di Sapri sembra aver chiarito le cause della morte: il dissanguamento dovuto alla lesione dell'arteria femorale e tibiale provocatagli dalla frattura della gamba sinistra. Nella caduta, anche la destra si era rotta. Nel giro di 45 minuti dalla caduta, e pochi minuti dopo la telefonata ai soccorsi, il giovane è spirato. L'inchiesta, intanto, va avanti.