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in foto: immagine di repertorio

Le sigarette di contrabbando venivano caricate nei container e spedite nel Porto di Napoli, da dove venivano poi distribuite ai grossisti e infine alle bancarelle. Un percorso simile a quello delle cheap white che arrivano dall'Est Europa, ma con una provenienza diversa: questa volta i luoghi di produzione erano negli Emirati Arabi, e più precisamente nei dintorni di Dubai. La base operativa del gruppo, invece, si trovava a Napoli, nel cuore del quartiere Secondigliano: dietro l'organizzazione smantellata dalla Guardia di Finanza c'era il clan Di Lauro.

A Napoli sigarette di contrabbando da Dubai

Le indagini erano partite dopo il ritrovamento di ingenti carichi di sigarette in container stoccati nel porto di Napoli. Marca "Manchester", di produzione araba; legali negli Emirati Arabi, ma di contrabbando in Italia, dove i controlli sui tabacchi sono più stringenti. Tra l'ottobre 2016 e il dicembre 2017 sono finiti sotto chiave due container, contenenti complessivamente 18 tonnellate di sigarette e che avrebbero fruttato tra i tre milioni e i tre milioni e mezzo di euro, ed è stato bloccato l'arrivo di un terzo carico. L'ordinanza cautelare, invece, emessa dal tribunale di Napoli al termine delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, è stata eseguita nel dicembre 2019 dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli: carcere per 7 indagati, domiciliari per un ottavo e divieto di dimora per un nono.

Il traffico di sigarette del clan Di Lauro

I carichi venivano acquistati in contanti e inviati in Italia con documentazione fiscale fittizia e nascosti in carichi di merce di copertura. C'erano appoggi in Spagna e negli Emirati Arabi, ma la cabina di regia era a Secondigliano, e precisamente il traffico era gestito da soggetti legati al clan Di Lauro: uno degli arrestati, Vincenzo Menna, è storicamente legato alla cosca di camorra di via Cupa dell'Arco, nel "Terzo Mondo", e per lui è stata riconosciuta l'aggravante mafiosa. Nel provvedimento del gip è stato disposto il sequestro preventivo di due società italiane, che venivano usate come copertura per far arrivare i carichi di sigarette. Dei due destinatari dell'ordinanza residenti in Spagna, uno è stato arrestato e per l'altro sono ancora in corso le ricerche.

Per l'uomo residente negli Emirati Arabi Uniti, invece, è in fase di formalizzazione una richiesta di arresto provvisorio a cui seguirà la domanda di estradizione ai sensi dell’articolo 12 del Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato degli Emirati Arabi Uniti, ratificato dall’Italia con Legge nr. 125 dell’11 ottobre 2018.

Il pentito Tamburrino: "A Dubai appoggi dei Di Lauro"

Il clan Di Lauro poteva contare su diversi appoggi negli Emirati Arabi, e allo stesso Marco Di Lauro, durante il periodo della sua latitanza, sarebbe stato proposto di andare a Dubai, dove l'estradizione sarebbe stata impedita a suon di mazzette; il rampollo di Paolo Di Lauro, però, avrebbe sempre rifiutato quel trasferimento perché si trovava bene a Napoli, da dove non si sarebbe mai mosso in quei 13 anni di ricerche. Lo ha raccontato ai pm Salvatore Tamburrino, ex braccio destro di F4, che dopo aver ucciso la moglie, Norina Matuozzo, al momento dell'arresto ha rivelato il nascondiglio di Marco Di Lauro e successivamente è diventato collaboratore di giustizia.