Angelo Tofalo, M5S
in foto: Angelo Tofalo, M5S

Emergono rapporti tra il deputato M5S e componente del Copasir, Angelo Tofalo e l'ex premier islamista del dissolto governo di salvezza nazionale in Libia, Khalifa Ghwell. I due si sarebbero incontrati grazie alla mediatrice Anna Maria Fontana, la donna arrestata a fine gennaio a San Giorgio a Cremano insieme al marito Michele Di Leva, perché accusata di aver trafficato armi a favore dell'Isis in Libia e in Afghanistan. I contatti tra deputato Cinque Stelle, ex premier libico e intermediaria vesuviana sono riscontrati nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Napoli ancora in corso.

Sarebbe stata proprio la donna, tra l'altro confidente dei servizi di sicurezza italiani, a riferire la circostanza ai magistrati che conducono l'inchiesta in uno dei due interrogatori ai quali è stata sottoposta. Il parlamentare dell'M5S, non è indagato e si è presentato nei giorni scorsi ai pm di Napoli per rendere dichiarazioni spontanee sulle circostanze e la natura dei rapporti intrecciati con Fontana.

I magistrati, secondo notizie di stampa, avrebbero anche approfondito alcuni spostamenti e viaggi del parlamentare grillino, tra cui uno in Turchia, che potrebbero avere interesse investigativo. L'incontra a Istanbul Tofalo e Khalifa Ghwell è avvenuto al fine di realizzare questa intervista.

Le milizie islamiste di Khalifa Ghwell erano state protagoniste un mese fa di un tentativo di golpe con l'assalto ad alcuni edifici governativi a Tripoli. L'ex premier Ghwell, ritenuto vicino ad alcune fazioni dei Fratelli Musulmani, aveva già tentato un putsch ad ottobre dello scorso anno.

Fanpage.it ha chiesto al deputato salernitano di chiarire la natura dei rapporti con Anna Maria Fontana.

Tofalo, come ha conosciuto la signora Anna Maria Fontana?
"Consideri che stiamo parlando di una inchiesta secretata, molto delicata, su cui sta lavorando la magistratura e il mio obiettivo, quale parlamentare della Repubblica, è ovviamente agevolare il lavoro dei giudici. In questo senso, posso dirlo di averla conosciuta l'estate scorsa, null'altro".

Sapeva che era un'informatrice dei servizi segreti?
"Non posso riferirle quel che avevo appreso al momento, per le stesse ragioni che le ho spiegato prima, ma le posso dire di aver consultato immediatamente gli organi preposti ai fini di tutelare la sicurezza nazionale".

Sapeva dell'islamizzazione sua e del marito?
"Assolutamente no".

La donna ha davvero avuto un ruolo centrale nella liberazione di alcuni ostaggi italiani in Libia?
"Questo non potrei essere io a dirglielo, è a una domanda a cui non posso essere io a rispondere".

Si parla di un traffico di armi verso la Libia. Lei ne era al corrente?
"Non ne ero al corrente. Se avessi avuto notizie di reato, come già accaduto in passato, le avrei comunicate tempestivamente alla Procura. Non a caso, non appena appresa la notizia dai media, mi sono recato spontaneamente dai giudici per riferire loro tutte le informazioni di cui ero in possesso. Mi permetta di dire una cosa: su alcuni giornali ho letto di una mia paura dell'inchiesta. Sono falsità. E' ridicolo, chi scrive queste cosa evidentemente non è a conoscenza dei naturali meccanismi che vengono ad instaurarsi in determinate circostanze, come quella di cui stiamo parlando. Io sono un parlamentare della Repubblica, nonché membro del Copasir, va da sé che svolgo un compito molto delicato. Colgo dunque l'occasione per invitare la stampa e gli addetti ai lavori a non lanciarsi in facili speculazioni, bensì a trattare con massima prudenza i fatti".

Cosa ha detto al magistrato?
"Su questo vige il segreto istruttorio".