Questa mattina il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha visitato il suo ex liceo a Pomigliano d'Arco. Mentre era all'interno, fuori dalla scuola si sono radunati in protesta Cobas, Unione degli studenti ed ex lavoratori della Fiat. Per dribblare i manifestanti, il ministro ha lasciato la struttura passando da un'uscita secondaria. Nel primo pomeriggio, però, ha cominciato a circolare una delle fotografie della protesta. Immagini che, a un primo sguardo, sembrano raccontare una scena terribile: ragazzini costretti a inginocchiarsi, con le mani dietro la testa, come nel peggior regime dittatoriale. E proprio alla repressione più dura fa riferimento Nicola Fratoianni, parlamentare e coordinatore nazionale di Sinistra Italiana: "Da dove arrivano queste immagini di giovanissimi studenti in ginocchio, con le mani dietro la nuca e accerchiati dalla polizia in assetto antisommossa? Dal Venezuela? No, dal Liceo di Pomigliano dove stamattina si è recato Luigi Di Maio. Hanno impedito una normale contestazione da parte degli studenti. Risponderanno in Parlamento di questo atto vigliacco". Sulla stessa linea, e più o meno contemporaneamente, anche Alessia Morani, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, che pubblica la fotografia su Twitter e scrive: "Guardate cosa fa il governo agli studenti a Pomigliano che protestano contro di Maio. Sembrano immagine del Venezuela invece è il nostro paese. Faremo immediatamente una interrogazione parlamentare!".

 

La fotografia, però, presenta diverse incongruenze con quello che parrebbe mostrare. Innanzitutto, l'assetto dei poliziotti: sono in tenuta antisommossa, ma non in formazione da "fermo", non indossano caschi né hanno i manganelli. Poi, la posizione degli stessi ragazzi a terra: sembrano essere nel bel mezzo di una manifestazione e non presi da parte, come ci si aspetterebbe che succedesse in caso di fermo e identificazione da parte delle forze dell'ordine; alcuni di loro ridono, non sembrano preoccupati e, escludendo gli agenti che hanno di fronte, non sembrano circondati nè forzati in alcun modo e uno di loro, che pure ha le mani sulla testa, è anche in piedi.

A fare chiarezza definitivamente ci pensa la Questura di Napoli, che fa sapere che è stato predisposto un cordone per evitare ai manifestanti di entrare nella struttura mentre era presente di Maio ma non ci sono stati contatti con gli studenti nè momenti di tensione e che i ragazzi hanno assunto spontaneamente quella posizione come provocazione.

"Questa mattina ci siamo divisi in due gruppi per la contestazione, io ero all'interno mentre altri compagni sono rimasti fuori" racconta Maurizia Di Buono, la studentessa di 17 anni che nei giorni scorsi era salita alla ribalta della cronaca per aver denunciato sui social network il tentativo da parte della scuola di impedire proteste minacciando di abbassare i voti. E anche lei conferma che non ci sono state violenze nei confronti degli studenti. "Sono riuscita a parlare con Di Maio – spiega – hanno negato che ci fossero stati tagli alla scuola e ci hanno invitato a Roma per controllare i bilanci. Nel frattempo i compagni che erano rimasti fuori sono stati sono stati accerchiati dalla polizia e, come protesta, si sono inginocchiati e hanno messo le mani dietro la nuca per rappresentare il clima di repressione. Ma non ci sono stati scontri nè tensioni".