Tre minuti prima della messa delle 18, nella chiesa di San Giuseppe e Madonna di Lourdes, periferia est di Napoli, tra i fedeli di Don Modesto Bravaccino c'era anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una visita a sorpresa invocata a gran voce dal quartiere dopo l'omicidio di pochi giorni fa, consumatosi davanti agli occhi dei bambini, che entravano a scuola a San Giovanni a Teduccio.

L'agguato è avvenuto proprio a pochi metri dalla chiesa del parroco. Mattarella era in città per una visita ufficiale iniziata questa mattina al Museo di Capodimonte e terminata al Rione Sanità. Poi a sorpresa, la decisione. Pochi minuti prima di celebrare la Santa Messa, Don Modesto è stato avvicinato dalla security del Presidente, che ha annunciato la volontà di Mattarella di partecipare alla funzione. Al termine, Don Modesto ha ringraziato pubblicamente la prima carica dello Stato, poi la visita è proseguita con un colloquio privato. Come racconta Don Modesto a Fanpage.it, la prima domanda che Mattarella ha posto è stata semplice e diretta: "Cosa posso fare per voi?". Il parroco spiazzato dal quesito ha risposto che sarebbe importante che «gli amministratori locali si occupassero un po' di più di noi. Ultimamente stiamo lavorando molto sull'abbandono. Faremo una marcia il 16 maggio, che riprende il titolo dell'anno scorso, "Io non ci sto". L'anno scorso, continua Don Modesto, era però io non ci sto alle stese di camorra, quest'anno è io non ci sto all'abbandono da parte delle istituzioni. Perché quest'anno ci siamo sentiti abbandonati».

Durante l'omelia della Domenica delle Palme, a cui ha assistito anche Mattarella, Don Modesto ha parlato degli eventi dello scorso martedì di sangue. «Ho detto, guardate, nel Vangelo si dice attenzione perché Satana vi vaglierà però io ho pregato per voi per non farvi entrare in tentazione. Visto che erano presenti anche alcuni figli della vittima io ho voluto fare l'omelia a loro vantaggio, mettiamola così. Questa mattina ho celebrato i funerali di Luigi Mignano e ho ripreso alcune parti di quell'omelia. Ho detto, conclude il parroco, che la vendetta va data a Dio mentre noi dobbiamo seminare nel nostro cuore la pace, la riconciliazione».