"Non chiedo i documenti a chi mi ferma". Matteo Salvini liquida così, parlando con l'agenzia di stampa Agi, l'ultima questione extrapolitica che lo vede suo malgrado protagonista: un selfie in cui compare insieme a Michele Matrone, figlio di Francesco, detto "Franchino la belva", collaboratore di Giustizia dal 1991 ma precedentemente boss della camorra di Scafati reo confesso di decine di omicidi e legato ai superboss Carmine Alfieri e Pasquale Galasso della Nuova Famiglia.

Francesco Matrone era stato condannato all'ergastolo nel 2009 ed era stato catturato tre anni dopo, nel 2012, ad Acerno; il suo nome compariva nella lista dei latitanti più pericolosi. Lo scatto, che era stato comparso nei giorni scorsi sul profilo Facebook dal giovane con la didascalia "un caffè con il mio amico Matteo", è stato pubblicato questa mattina, 11 settembre, dal quotidiano Metropolis. La fotografia sarebbe stata scattata domenica scorsa, dopo un comizio del leader della Lega a Vignola, in provincia di Modena, in Emilia Romagna. I membri campani del M5S della Commissione parlamentare Antimafia Andrea Caso e Francesco Urraro, con dichiarazioni supportate anche dal presidente Nicola Morra, avevano chiesto all'ex ministro dell'Interno di relazionare in commissione sulla fotografia, per spiegare quali fossero i suoi rapporti col figlio dell'ex boss.

L'ex sindaco di Scafati: "Ho tremato per Salvini"

La notizia era stata rilanciata anche da Pasquale Aliberti, ex sindaco di Scafati, attualmente sotto processo per scambio di voto politico-mafioso, che a giugno ha potuto fare ritorno a Scafati dopo che il Tribunale ha revocato il divieto di dimora. In un post su Facebook, Aliberti aveva paragonato la strumentalizzazione che si aspettava venisse fatta della fotografia con un caso che lo aveva visto protagonista.

"Quando ti ho visto in foto – ha scritto, in un lungo post – ad un raduno della Lega, in un selfie, a prendere un caffè con Michele Antonio Matrone, con precedenti penali, figlio del più pericoloso boss di Scafati e dell'Agro, quello che secondo la Procura era il tramite dei Casalesi, ho tremato io per te per la strumentalizzazione che avrebbero messo in campo, cosa che puntualmente è accaduta sui giornali locali questa mattina, così come, pur di farmi apparire vicino al clan fotografarono in prima pagina mio fratello titolando "Il fratello del sindaco sulla barca del figlio del boss Matrone: era solo una barca che somigliava".