I soldi, sempre contanti, venivano consegnati il giorno prima della decisione della Commissione Tributaria Regionale e in luoghi particolari, dove credevano che nessuno li avrebbe mai visti. Ma anche nell'ascensore della Commissione, uno dei punti usati per lo scambio, c'erano le telecamere: il passaggio di soldi è stato immortalato nelle immagini ed è finito ad arricchire il fascicolo che oggi, 15 maggio, ha portato alle manette per 14 persone, destinatarie di una misura cautelare in carcere con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. L'ordinanza è stata eseguita dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno nei confronti di due giudici tributari della sezione distaccata della Commissione Tributaria Regionale della Campania, due dipendenti amministrativi dello stesso ufficio, sei imprenditori e quattro consulenti fiscali.

Secondo l'accusa gli indagati avevano costruito un sistema per pilotare l'esito dei procedimenti tributari conseguenti agli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza di Salerno. Ovvero, mazzette per aggiustare le sentenze ed evitare di sborsare tasse e sanzioni. Le indagini sono state svolte dalle fiamme gialle di Salerno, che nel corso degli accertamenti hanno ripreso due dipendenti amministrativi che, incassata la mazzetta, trattenevano la loro parte per poi consegnare il resto ai due giudici tributari. Gli importi pagati oscillavano tra i 5mila e i 30mila euro. In un caso, hanno appurato i militari, uno dei giudici aveva minacciato un esito diverso da quello pattuito se non gli fossero stati consegnati altri soldi e in un altro era stata promessa l'assunzione del figlio di un giudice in una delle società coinvolte o l'utilizzo gratuito di un appartamento in città. Durante le perquisizioni in casa di uno dei dipendenti della Commissione Tributaria sono stati trovati e sequestrati più di 50mila euro in contanti.

Gli iter condizionati sarebbero almeno 10, tutti conclusi con sentenze favorevoli per gli imprenditori e azzeramento delle somme dovute al fisco, degli interessi e delle sanzioni; i ricorsi proposti dai corruttori erano stati quasi tutti respinti in primo grado dalla Commissione Tributaria Provinciale di Salerno. La corruzione avrebbe causato danni per 15 milioni di euro. Tra i casi c'è quello di una società di Sarno, che ha ottenuto la cancellazione di un debito da 8 milioni di euro, e quello di una ditta di Salerno, a cui era stato contestato quasi un milione di euro.