Napoletani scomparsi in Messico, gli avvocati chiedono l’intervento dell’Onu
NAPOLI – A due anni della scomparsa dei tre napoletani in Messico, gli avvocati Claudio Falleti e Griselda Herrera Lopez hanno annunciato che si rivolgeranno all'Organizzazione delle Nazioni Unite per sbloccare una situazione al limite del paradossale, con i familiari attualmente ancora "dimenticati" dalle istituzioni, e costretti ormai da mesi anche a clamorose proteste: non ultima, quella a Roma davanti alla Farnesina, dove i familiari si erano incatenati in piazza.
"Il Messico, nel 2008, ha firmato e ratificato la convenzione internazionale per la protezione delle persone contro la sparizione forzata riconoscendo la competenza all'Onu di poter intervenire direttamente. Per questo motivo abbiamo depositato oggi un ricorso alle Nazioni Unite per chiederne l'intervento", hanno fatto sapere i due avvocati. La speranza è che, attraverso il possibile intervento dell'Onu, possa portare ad una svolta nelle indagini, che durano ormai da due anni e che non hanno portato ancora a nessun esito. Duro affondo da parte di Francesco Russo, figlio di Raffaele, fratello di Antonio e cugino di Vincenzo Cimmino, i tre napoletani scomparsi il 31 gennaio del 2018 in Messico. "A distanza di un anno dalla scomparsa dei miei familiari, ha spiegato, "non ci è ancora stata data nessuna notizia: provo un profondo senso di vergogna. Faccio parte di uno stato che dopo tutto questo tempo non è riuscito a farsi dare neppure una minima informazione riguardo l'accaduto. Eppure, erano state arrestate persone coinvolte nel rapimento", ha detto ancora Francesco. Che a distanza di un anno, continuano a chiedere di voler sapere cosa sia successo ai propri familiari, spariti nel nulla dopo essere stati fermati dalla polizia.