Ha tra i 25 e i 30 anni, indossava giacca e berretto, è di carnagione bianca e costituzione esile, ha lasciato il locale a piedi. Il giornale messicano La Silla Rota ha diffuso la fotografia dell'uomo che avrebbe sparato a Salvatore Stefano, il napoletano ucciso la sera di giovedì 4 aprile nel ristorante “La Bella Donna”, nel quartiere di Cuauhtemoc, nel centro di Città del Messico. La vittima, di origini napoletane ma residente in Messico dal 2009, sarebbe stata ammazzata da sicari italiani; i testimoni hanno detto di averli sentiti parlare in italiano durante l'agguato. Sarebbe stato ucciso perché avrebbe reagito a un tentativo di rapina: il killer gli avrebbe chiesto soldi e oggetti preziosi ma lui si sarebbe rifiutato. Secondo i media messicani, però, c'è dell'altro. Il motivo sarebbe da ricercare nell'attività di De Stefano, che in Messico era un commerciante. E che, ritengono gli investigatori locali, avrebbe venduto dei macchinari cinesi spacciandoli per tedeschi. Un “magliaro”, insomma, di quelli arrivati in Messico alla ricerca di nuovi mercati da conquistare mettendo a segno truffe a raffica.

La stessa ipotesi era emersa durante le indagini sulla sparizione di Vincenzo Cimmino, Raffaele Russo e Antonio Russo, scomparsi nel gennaio 2018 in Messico. Anche in quel caso secondo le autorità locali i tre si occupavano di prodotti contraffatti, spacciando generatori elettrici di scarso valore come prodotti di qualità. Le ricerche avevano portato all'arresto di 4 poliziotti di Tecalitlan, sospettati di aver consegnato i tre napoletani al Cartel Jalisco Nueva Generacion. Il 3 novembre scorso un altro napoletano è stato ucciso in Messico: Alessandro De Fabbio, originario di Piazza Mercato come i tre scomparsi e anche lui venditore di seghe elettriche e gruppi elettrogeni, è stato trovato morto sulla carreggiata della statale Rancho Nuevo-Llano Frio, nello stato di Zacantes.