Dopo la chiusura del sito ex Icm di Ponticelli, avvenuto dopo le vigorose proteste dei cittadini nell'autunno scorso, Napoli non ha più un sito di trasferenza per l'umido. Un deficit importante, visto che non si sa dove portare la frazione organica che proviene dalla raccolta differenziata. L'Asìa, azienda di igiene urbana della città, ha avviato una manifestazione di interesse per trovare terreni e capannoni dove poter installare il sito per l'umido della città di Napoli. Entro il 14 febbraio i soggetti interessati faranno arrivare le loro disponibilità e a quel punto sarà Palazzo San Giacomo a decidere dove sorgerà il sito. Il Comune ha deciso di affidarsi direttamente ai privati per la gestione dell'umido, visto che l'azienda pubblica è in cerca di un impianto già pronto all'uso e con tutte le autorizzazioni in regola, in un raggio di 50 Km da palazzo San Giacomo.

I requisiti: impianto pronto entro 50 Km da Palazzo San Giacomo

Il documento è datato 31 gennaio e porta la firma del direttore generale di Asìa Francesco Mascolo, entro il 14 febbraio tutti i soggetti privati e pubblici dovranno far pervenire la loro disponibilità ad ospitare il sito di trasferenza della frazione organica, ovvero il luogo in cui sarà portato tutto l'umido dei rifiuti della città, proveniente dalla raccolta differenziata. Il Comune non dispone, evidentemente, di aree di sua proprietà adeguate all'installazione del sito di trasferenza per l'umido, quindi procederà al fitto di un'area pagando al proprietario una locazione per almeno 6 anni rinnovabili. I requisiti richiesti sono la presenza di un capannone industriale con un fondo impermeabilizzato, avere un'area dedicata al personale che vi lavorerà, possedere un impianto di illuminazione, inoltre deve possedere un sistema di captazione del percolato ed una pesa. In buona sostanza si tratta di un vero e proprio impianto industriale già pronto, si richiedono addirittura tutte le autorizzazioni del gestore al trattamento dei rifiuti. Difficile immaginare che ve ne siano molti in città. L'area deve essere grande almeno 900 metri quadrati, la vasca che ospiterà la frazione umida deve avere una grandezza di 600 metri quadrati. Non si conoscono al momento i costi dell'operazione, infatti per la parte economica, il documento di Asìa rinvia ad una successiva fase: quando saranno arrivate le proposte, l'azienda stabilirà il criterio di aggiudicazione e risulterà vincitrice l'offerta economicamente più vantaggiosa. Un ulteriore esborso economico quindi per l'azienda comunale che maggiormente pesa sulle disastrate finanze dell'amministrazione De Magistris. Per sapere dove sorgerà l'impianto bisognerà attendere qualche settimana, ma un aspetto viene chiarito dalla manifestazione di interesse: dovrà trovarsi entro 50 Km dalla sede di Palazzo San Giacomo. Una distanza molto significativa, basti pensare che percorrendo 50 Km a nord della sede comunale si arriva a Mondragone, in provincia di Caserta, a sud si arriva a Salerno e a est si arriva ad Avellino. Se si aggiunge che un ulteriore requisito è la presenza del sito in una zona industriale appare chiaro che l'Asìa sta esternalizzando direttamente ad una grossa azienda privata del settore dei rifiuti la gestione dell'umido di Napoli.

Il "disastro" dell'ex Icm Napoli

Da molti mesi ormai il Comune di Napoli non raccoglie più la frazione umida dalla raccolta differenziata. La qualità dell'organico infatti è stata giudicata troppo bassa dai tecnici degli impianti finali di smaltimento, tra cui l'impianto dell'azienda SESA di Este (Pd), al centro di una recente inchiesta di Fanpage.it. In estate è stato utilizzato il sito dell'ex Icm di Ponticelli che da alcuni anni veniva usato da Asìa come sito di stoccaggio dei rifiuti ingombranti, mobili e suppellettili varie. Prima dell'estate scorsa l'impianto aveva dato ben pochi problemi, ma da quando Asìa decise di trasferire la frazione umida e successivamente anche il rifiuto tal quale, sono scoppiate le proteste. Le immagini di Fanpage.it per prime mostrarono il disastro che si stava consumando nell'impianto di via Brecce, con la popolazione sul piede di guerra che scese in strada a bloccare i camion, esasperata dalla puzza. Dopo la promessa del Sindaco Luigi de Magistris, l'impianto fu chiuso e proprio recentemente è stato ripristinato lo stato dei luoghi e l'impianto è nuovamente utilizzato esclusivamente per lo stoccaggio degli ingombranti, senza miasmi e cattivi odori. Dopo quell'esperienza, il Comune decide di affidarsi direttamente ai privati per la gestione dell'umido, il più lontano possibile da eventuali proteste sul territorio.